Home
Bosco della Maddalena
Le Case di pietra
Il Castello aragonese
Castello - Le Chiese
Castello - Le piante
Le Chiese dell'isola
Epomeo
Epomeo - Memorie
Epomeo - Zarathustra
Il Fungo
Il Soccorso
La Grotta del sole
La Grotta di Mario
Mondo sommerso
Monumento del Redentore
Osservatorio geofisico
Pilastri
Pinete
Porto di Ischia Ponte
Porto
Porto: cratere/lago
Sentieri
Torri
Zarathustra - Epomeo

 

 


Epomeo: memorie

di Giovanni Castagna

(3) Una dichiarazione autografa del Vescovo Ernesto de Laurentiis è registrata qualche pagina dopo: Ernesto de Laurentiis Vescovo d'Ischia oggi 31 maggio 1942 è venuto a celebrarvi Basso Pontificale e vi ha istituito canonicamente la Via Crucis. Ha concluso nel pomeriggio con la Benedizione Solenne col Santissimo, esortando tutti i presenti a meditare spesso i dolori atroci del Redentore divino, come mezzo efficace per essere preservati dalla colpa. 31/5/1942 Ernesto Vescovo d'Ischia. Seguono le firme di Mons. Canonico Giovan Giuseppe D'Ambra, del parroco del luogo Don Giovanni ? (foglio lacerato), del Sac. Liberato Morelli e del Sac. Crescenzo Di Costanzo. Nella pagina precedente, tuttavia, il Comandante della stazione dei RR.CC. di Barano Sig. D'Arco Bonaventura, il dipendente Mila Pietro e Mattera Mario vigile urbano di Serrara Fontana parlano d'una "festa della benedizione e ingresso della statua di s. Nicola con l'intervento di S. E. il vescovo d'Ischia.
Per tutto il '42 è un sussegnirsi di firme di militari d'ogni parte d'Italia e d'ogni grado, fra cui il Generale Comandante la Difesa Territoriale di Napoli, il Generale Comandante del Porto d'Ischia, il Colonnello Comandante Difesa d'Ischia, un capitano medico di Bologna, tenenti di artiglieria; firme di soldati tedeschi ed ogni tanto frasi del genere: "Da questo luogo, meravigliosamente bello, innalziamo un caldo evviva", "Bello il panorama, ottimo il vino".
L'anno si chiude il 26/12, giorno di Santo Stefano come precisa il Sac. Leonardo Morgera, che ci lascia alcuni pensieri poetici: "D'Epomeo la vetta / s'aderge quale vedetta, / attento al sol che sorge / dal mare assopito, / mentre luce d'incanto / de lo spazio infinito / m'invita al vivo canto ... / E "il Vincer" che s'affretta, / ben si vede da questa vetta / che scrive storia e gloria / sui secoli in vittoria / col segno che non muore. Poi ci ripensa e scrive "altro pensiero poetico": "De la virtù la vetta / è alta e aspra! e come acuto scoglio / maestosamente / s'aderge / nel mare burrascoso della vita. / Negletta e nome vano / è al misero mondano".

Così continua anche il '43. Oggi che sappiamo come andarono le cose, confesso che mi ha lasciato meditabondo la dichiarazione del siciliano Bartolomeo Cottone (Sicli-Ragusa- Sicilia), in gita lassù con alcuni membri del Fascio isolano. La dichiarazione porta la data del 16 maggio 1943, due mesi prima dello sbarco in Sicilia: "Da questa vetta su un'isola tirrenica, in mezzo al mare più bello e più azzurro del mondo, un siciliano, accompagnato da alcuni indigeni, vuole, cosciente nella certezza del domani, lanciare il grido più appassionato e più alto di fede nelle glorie maggiori di questa nostra Italia e di assoluta dedizione alla Causa Fascista. Da quest'isola esorto i camerati che mi accompagnano a inviare il pensiero più devoto a tutti coloro che su tutti i fronti, dalle rive ghiacciate dei fiumi russi, dalle ambe abissine alle montagne tunisine sono caduti, a tutti quelli che, facendo olocausto della propria vita, hanno reso ancora più immortale l'Italia che non muore. (Illeggibile per macchia) ancora, fiduciosi e sicuri nella vittoria, il nostro saluto a tutti i soldati d'Italia che in terra, sul mare e nel cielo direttamente offrono i loro petti agli assalti (seguono tre righe indecifrabili per macchie e lacerazioni). Il nemico che combattiamo non conosce la nostra storia. Questo nemico non potrà vincere! Dio è giusto! A te, Sicilia eroica, "madre antica di eroi, come il poeta ti chiamò, a te Sicilia, baluardo d'Europa, io grido il mio appassionato saluto di "arrivederci. Resistere! per l'Italia, per la nostra storia, per la nostra civiltà, per il nostro sicuro e immortale avvenire".
Sopraggiunse settembre, le mani colme di tutte le illusioni perdute, e già dopo pochi mesi, fra le firme dei soldati inglesi, appaiono frasi che iniziano con un "Oggi che non s'inneggia più alla vittoria...". Seguono pagine e pagine di firme e di indirizzi, quelli della Nuova Zelanda disegnano la loro isola e indicano forse la loro città. Col passar del tempo anche gli italiani riprendono a risalire sul monte e il registro s'infiora dei soliti pensierini. C'è una coppia, tuttavia, che doveva ritornarci spesso perché fa sì che tutti sappiano che sono sempre innamorati: "Fiorello e Pupidda innamorati ancora" (e sottolineano "ancora"). Alcuni ci fanno sapere che sono degli sfollati, altri che sono appena ritornati di prigionia e forse per voto sono ascesi al monte.
Rileggendo mi accorgo di aver isolato alcune piccole voci di vita vissuta, distinguendo dal coro la voce del singolo, queste, e quasi quasi rimpiango di aver strappato all'Epomeo qualcuna delle sue memorie.