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Epomeo: memorie

Delle due pagine del 1882, una è occupata da un sonetto del Dott. Matteo Verde di Forio (1836-1899), in gita lassù il 2 novembre 1882 con Rocco Egidio di Nicola, Maria Castaldi, Giacinto Polito e Isidoro Verde:


        Registra, o Enaria, tra le tue grandezze
        Non l'alto monte che nel ciel s'estolle
        (Sublime panorama di bellezze
        All'uom si svela sopra l'erto colle)

        Né d'incantevol clima le dolcezze
        Né l'acque zampillanti d'este zolle
        Che alla vita leniscono le asprezze
        Né il zeffiro del mar soave e molle,

        Registra in libro d'oro e vanne altera:
       "Di sua presenza somm'onor mi diede
       "Il leggendario Garibaldi; intera

       "Sua vita spese a liberar gli oppressi;
       "Le gesta de' due mondi ne fan fede
       "E i popoli sovrani e i re dimessi...!

Rocco Egidio, in questo clima risorgimentale, esalta il suo latino: Pro patria mori, pro filiis, amicisque pati bonum et dulce esto. Segue poi, con firma illeggibile: A voi m'inchino / che parlate latino. Sfortuna volle che, qualche giorno dopo, capitasse lassù una coppia francese che non dovette rien piger della poetica-oratoria e stilò a matita una condanna: Vraiment pour lire toutes les élucubrations qui précèdent il faut avoir la patience d'un Ermite et je ne m'en charge pas. (Per leggere tutte le elucubrazioni che precedono bisogna veramente avere la pazienza d'un eremita ed io non me l'assumo). Ma un'altra coppia, anch'essa francese, vendica il poeta e il latinista: Bravo! Pour écrire ce que vous venez d'écrire il faut étre bien nigaud. (Bravo! Per scrivere ciò che avete appena scritto bisogna essere un vero scimunito). Comunque, un certo Luigi Trofa c'informa che il 16 novembre 1882 fu proprio una giornataccia: Sono capitato quassù per vera sventura, con una giornata molto cattiva e con poco tempo abbiamo merendato e ne siamo andati, dopo fatta pure la veduta del nostro genio.

Il registro del 1942, per lo strappo di alcuni fogli, inizia alla pagina 35 ove spicca la firma del Barone Diego Rapolla, Tenente d'artiglieria. In marzo vi arrivano degli Eichmann (Ingeborg, Elisabeth e Aruan) e in aprile viene stilata un'apostrofe all'Epomeo: A te Epomeo che impavido sfidasti i secoli, a te che hai sfidato le ire del tempo, vada il mio più caro ricordo. Vola attraverso lo spazio un caro saluto a coloro che si battono per il più alto ideale dal ghiacciato Don alle assolate dune Tunisine; giunga a tutti i nostri cari soldati un caro ricordo da chi per loro pensa, da chi aiuta questa gente moralmente per la causa e vittoria italiana.
L'estensore sembra essere solito far la scalata. La sua firma, infatti, s'incontra quasi ogni anno sul registro e, dopo il '43, dimostra un certo astio verso gli occupanti inglesi, astio che dapprima riesce a dominare con una certa ironia, ma nel settembre del 1946 scoppia in un "domando quando andranno via questi porci inglesi". Un suo sarcastico apprezzamento lo aveva già espresso un anno prima, scrivendo subito dopo che una certa Gabriella aveva "immortalato" che dava kisses and kisses ad Owen Davies di Middesborborough Yorkshire England e che un'Ida Maria dichiarava: "il mio cuore t'appartiene" a Carl H. Bischoff Capt. A. V.S. di Washington.
(Ho pensato ad una lirica di Mario Tobino: "Era bionda e l'amavo / e persi la guerra; / ero italiano,/ un soldato che ha visto tutte le cose. / ed essa sorrise agli stranieri.... (L'Asso di Picche, Firenze, Vallecchi, 1955)
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