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Il Castello aragonese

di Raffaele Castagna

Il Castello d'Ischia, già sede deliziosa di Alfonso il Magnanimo, stanza prediletta della nobile Casa d'Avalos, che aveva visto nelle severe e spaziose sue sale tener corti magnifiche Inigo, Ferrante ed Alfonso d'Avalos, con Vittoria Colonna, Costanza d'Avalos e Maria d'Aragona, mentre al vento sul sommo delle torri garriva l'insegna reale e principesca, dopo esser servito come tetro carcere di grandi e generosi patrioti o di vili e feroci delinquenti (S. E. Mariotti: Il Castello d'Ischia, 1969), ha riacquistato un ruolo importante nella vita culturale, non solo come punto di riferimento negli itinerari turistici, ma anche come centro di manifestazioni artistiche e letterarie.
Lo scoglio fin dai tempi più remoti costituì un sicuro rifugio in caso di pericoli e luogo opportuno per fissarvi stabile dimora. Qualche autore sostenne che qui sorgeva la città dei Feaci, ove Ulisse trovò ospitalità dopo il suo lungo peregrinare: il nome Gerone / Girone con cui ad esso a volte si fa riferimento ha dato modo di pensare a una città fortificata fatta costruire da Jerone, tiranno di Siracusa, nel 474 a. C.
L'una e l'altra tesi non trovano adeguati riscontri storici ed archeologici. Il nome Giron / Gironis venne usato per indicare la naturale morfologia ed i contomi dell'isolotto che si può girare tutt'intorno dal mare.
La città medievale posta sullo scoglio incomincia a costituirsi verso il V secolo, all'epoca dell'ordinamento territoriale bizantino in Italia, quando prevalgono accanto agli antichi i nuovi "castra o "castella" che spesso sorgono sulle coste e si assicurano rifornimenti, rinforzi ed aiuti dalla flotta bizantina. Il castello fu chiamato "castrum Gironis" proprio perché vi fu acquartierata una guarnigione; quindi la sua storia inizia all'insegna di un comando militare, poi diventa residenza di un conte, signore e governatore dell'isola (Pietro Monti - Ischia, archeologia e storia - 1980).

Il periodo di maggior fortuna iniziò con Alfonso il Magnanimo (1433), il quale fece realizzare restauri alle mura esterne e agli edifici interni, ed inoltre un solido ponte per congiungere l'isolotto all'isola maggiore; nel seno della rocca fu scavata una galleria, in modo che potesse sostituire la non agevole strada esterna per giungere alla roccaforte. Le larghe aperture create nel soffitto servivano come punti di lancio di acqua bollente, pietre e piombo fuso nel caso di attacchi.
Il castello era frequentato da artisti e letterati e divenne sede di feste e conviti, luogo di rifugio e di sicurezza per l'eletta nobiltà in tempi di guerra e di assedio delle città. E, mentre si pensava ai congiunti, agli amici impegnati nelle varie lotte, ed anche alle probabili incursioni "che i nemici avrebbero potuto fare in quella dimora per così dire di avanguardia e di sicurezza, tutta quella gente, che si era conosciuta in ben altre occasioni, s'intratteneva in conversazioni delle quali non era dubbio il tema più frequente, ma intrecciava anche idilli, progettava piani di difesa e di divertimento, trovando romanzescamente varia quella vita in comune, di cui non si sapeva neanche la durata" (Amalia Giordano - La dimora di Vittoria Colonna a Napoli - Napoli, 1906).
Per un lungo periodo tutta la storia dell'isola d'Ischia è legata al Castello Aragonese, ove in tempi di massima concentrazione dimorava una popolazione di oltre cinquemila persone. Su questo scoglio sono accaduti gli avvenimenti più importanti e diversi, a seconda delle dominazioni, dei governatori, di celebri donne. Dal 1576 vi fu stabilita anche una sede per le vergini clarisse.

Nel 1823 il Maschio (la parte alta) divenne ergastolo; come luoghi di pena furono poi riaperti e riattati anche i sotterranei. Nel 1912 il Demanio vendeva il Castello Aragonese, tra l'indifferenza della pubblica amministrazione.
Oggi sono ancora visibili resti dell'antica grandezza, che rievocano ricordi lieti e tristi episodi; per raggiungere la parte alta, oltre l'antica galleria, si può preferire (l'aspetto modemo accoppiato al vecchio) anche l'ascensore, meno suggestivo, ma certamente più comodo.

Il personaggio più famoso tra quelli (galanti cavalieri, giovani dame, poeti, eruditi, pensatori) che trovarono ospitalità sul Castello e vi trascorsero brevi o lunghi periodi è senz'altro Vittoria Colonna.
Qui appunto il 27 dicembre del 1509 andò sposa con Francesco Ferrante d'Avalos; qui si trovava più tardi ad ascoltare l'eco dei trionfi che si tributavano al suo caro; qui trascorse molta parte della sua vita, dopo la morte del marito.
In alcune delle sue poesie "Vittoria non resta insensibile, pur nel dolore, alle voci della natura circostante. E questa natura, in tutta la varia bellezza del paesaggio partenopeo le si parava allo sguardo commosso dalle scoscese rocce dell'isola di Tifeo, dalle falde fiorite del colle di Sant'Elmo, dai quali punti ella poteva bearsi della vista del mare. Il soggiorno d'Ischia dové avere su lei notevole influenza, poiché, quando il marito era a combattere e dopo la morte di lui (1525), se ne rimase sempre nella sua diletta isola. Il cuore di Vittoria, se non direttamente ispirato da quella natura, era certo da essa indotto a trovar confronti al suo stato, obbedendo a quella legge dell'Amiel, che disse il paesaggio "uno stato dell'anima". (Amalia Giordano - op. ci