Home | Indietro

Lamento per la morte di Donna Vittoria Colonna Marchesa di Pescara

di Giovanni Castagna
Nel corso di una ricerca, per raccogliere e analizzare testi su Vittoria Colonna, onde potere, infine, riuscire a comprendere ciò che per noi rimane, ancora e soltanto, un mito, il mito di Vittoria Colonna, abbiamo rilevato anche una lirica del poeta francese Louis Aragon: Plainte pour la mort de madame Vittoria Colonna, marquise de Pescaire.

Pur se la lirica, ai fini della nostra ricerca, non offre alcun particolare che possa singolarizzare la Nobildonna, messo forse a parte quei "fiori leggeri" con i quali Vittoria, sembra, adornava la sua chioma, in cui Paolo Giovio scorgeva "riflessi dorati", siamo tuttavia lieti di presentare a tutti gli innamorati ischitani di Donna Vittoria ( e sono innumeri) un nuovo canto in onore della "Signora del Castello".
La lirica fa parte della raccolta Les yeux d’Elsa, pubblicata da Aragon nel 1942, e si inserisce in un periodo in cui un popolo sconfitto, oppresso, sentiva il bisogno d'un canto nazionale ove poter attingere un sentimento di unione. Essa appartiene, inoltre, a quello che si può definire il primo ciclo dei lamenti sulle miserie della Francia. Ci sarà poi il ciclo della collera, ove lo spirito di resistenza diventa più violento e dove Aragon, sotto vari pseudonimi, si rivolgerà direttamente al nemico.
Questa precisione è necessaria se si vuole ben comprendere la lirica. La quartina di Michelangelo, infatti, con cui Aragon inizia il suo lamento, non poche volte è stata presentata da commentatori come una confessione di desolato abbandono di fronte alle miserie della patria ed alcuni le hanno perfino opposto il patetico anche se retorico grido di Leopardi:" L'armi, qua l'armi; io solo // combatterò, procomberò sol io".
Due temi prevalgono nella lirica: il tema della morte e il tema "de l'amour séparé". Due motivi: l'esilio e la miseria della patria.

Vittoria Colonna muore nel 1547 e Michelangelo è a Roma, lontano dalla sua Firenze che aveva tanto cercato di difendere durante l'assedio 1529-30 contro l'esercito imperiale e mediceo. Eccolo quindi in una "Roma straniera" dove la morte di Vittoria lo lascia ancor più nella sua angosciosa solitudine.
Aragon intreccia il tema della morte e il tema della guerra: la guerra come la morte divide la coppia, unità naturale e quasi sacra "su cui il poeta fonda l'edificio morale e politico della società (1). Guerra e morte sono i due mostri che separano la coppia d'una separazione fisica e morale.
Il lettore, che conosce un po' le poesie di Michelangelo, non può non rilevare nella lirica echi dei versi da quest'ultimo dedicati a Vittoria Colonna: il motivo del capo bianco ("mon grand âge") e "ce pauvre coeur vieilli" (che il gioir vecchio picciol tempo dura).
D'altra parte, tutta la lirica non è ch'un "compianto su se stesso per la morte di Vittoria Colonna" secondo il modello delle liriche di Michelangelo in morte della "donna alta e sincera".
Aragon applica poi in questa lirica, come in tante altre, i princìpi esposti ne La Leçon de Ribérac (2) :"Le culte de la femme, ici concilié avec la mission de l'homme, éclaire cette mission de justice et de vérité" (3). Dopo aver ricordato che i trovatori avevano "come primo oggetto l'amore e l'amore di donne inaccessibili perché sposate a mariti gelosi del loro onore", Aragon continua:
"Le clus trover" permettait aux poètes de chanter leurs Dames en présence mème de leur Seigneur". (4)
Sull'esempio quindi dì Arnaldo Daniello e degli altri trovatori, Aragon si serve dell'ermetismo della poesia per lottare contro Hitler e il potere di Vichy.
Vittoria Colonna, in questo accorato lamento di Michelangelo, è per Aragon "la donna schermo", nello stesso tempo Elsa, da cui è lontano a causa della guerra, e la Francia, il suo paese, "con il piede straniero sopra il cuore".


1) Lecherbonnier: aragon - bordas n. 805, pag. 125
2) Aragon si trovava a Ribérac nel giorno in cui Pétain firmò l'armistizio. Ribérac, cittadina poco lontana da Périgueux, fu la patria del trovatore Arnaut Daniel, lodato da Dante e da Petrarca. Guido Guinizelli Io addita a Dante come "miglior fabbro del parlar materno / Versi d'amore e prose di romanzi / Soverchiò tutti" (Purgatorio, 26, vv. 115, 142). "La leçon de Ribérac" prende lo spunto da questo riferimento storico per un lungo saggio erudito ove pur se si parla dei trovatori e della loro poesia nel XIII secolo, il vero soggetto è quello dei poeti e del loro impegno nel 1940: Capitò che in quel 25 giugno 1940 noi uscissimo dall'inferno come Dante e Virgilio nell'alba pasquale del 1300 e che da Ribérac noi potessimo come loro dire: e quindi uscimmo a riveder le stelle".
3) II culto della donna, ora riconciliato con la missione dell'uomo, illumina questa missione di giustizia e di verità.
4) II trobar clus permetteva ai poeti di cantare le loro Dame pur in presenza del loro Signore.

     
Plainte pour la mort de Madame
Vittoria Colonna, marquise de Pescaire

Qu'il est doux de dormir le songe de la pierre
Le sommeil est profond qui berce les statues
Quand le siècle est infame à fermer les paupières
Non-voir et non-sentir deviennent des vertus
Chut Ne m'éveille pas Baisse la voix veux-tu
Qui parle daris la chambre où la mort fait silence
Ce n'est pas le sculpteur immobile et rêvant
N'avais-je assez souffert de la fin de Florence
Madame et fallait-il que je vous voie avant
Michel-Ange avant moi devant le Dieu vivant
Je suis jaloux de Lui comme des fleurs légères
Que tu mêlais parfois à tes cheveux dorés
J'ai pleuré si souvent dans la Rome étrangère
Ecole de l'exil pour l'amour séparé
Le malheur pour lequel je vais demain pleurer
Ma Victoire aux yeux clos que l'éternité farde
Toi qui mes bras au grand jamais n'enlaceront
J'ai frôlé ta main froide et pour toujours je garde
Le regret de n'avoir osé toucher ton front
O terrible désir que plus rien n'interrompt
Madame Colonna sur le lit à colonnes
Vous changez de visage à ce jour déchirant
Et la nuit des tombeaux finalement vous donne
Les traits que j'ai donnés chapelle Saint-Laurent
A cette Nuit qui rêve un monde différent
Amour n'auras tu pas pitié de mon grand âge
Amour assez longtemps ne m'as tu point ha
Amour dans le cercueil aimet-on davantage
Rien ne pourra calmer ce pauvre coeur vieilli
Et ni d'avoir perdu Victoire et mon pays

  
Lamento per la morte di donna Vittoria Colonna
marchesa di Pescara

Come mi è dolce dormire il sogno della pietra
Il sonno è profondo che le statue culla
Quando il secolo è infame da far chiudere le palpebre
Non-vedere e non-sentir divengono virtù
Zitto Non mi destar Deh parla basso
Chi parla nella camera ove la morte fa silenzio
No non è lo scultore immobile e sognante
Non avevo assai sofferto per la fine di Firenze
Donna e bisognava che vi vedessi prima
Di Michelangelo prima di me dinanzi al Dio vivente
Sono geloso di Lui come dei fiori leggeri
Che a volte frammischiavi ai tuoi capelli dorati
Ho pianto troppo spesso nella Roma straniera
Scuola d'esilio per l'amore separato
La sventura per la quale piangerò domani
Mia Vittoria dagli occhi chiusi che l'eterno imbelletta
Te che le braccia mie mai mai stringeranno
Ho sfiorato la tua mano fredda e per sempre ho nel cuore
Il rimpianto di non avere osato toccare la tua fronte
0 terribile desiderio che più niente interrompe
Donna Colonna sul letto a colonne
Voi cambiate volto in questo giorno straziante
E la notte delle tombe finalente vi dona
I lineamenti che ho dato cappella San Lorenzo
A quella Notte che sogna un mondo diverso
Amore non avrai pietà degli anni miei canuti
Amore non m'hai già da troppo tempo odiato
Amore nella bara si ama forse di più
Niente potrà quietare questo povero vecchio cuore
E né di aver perduto Vittoria e la mia patria