La Rassegna d'Ischia 2007 n. 6
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Vecchi mestieri legati all’agricoltura

I sensali di vino
Una figura emblematica fu Francesco Tedesco, detto “Francischiello”


di Giuseppe Silvestri

   Nell’isola d’Ischia il commercio del vino risale a diversi secoli addietro ed è quindi presumibile che la figura dei sensali sia altrettanto antica svolgendo un ruolo fondamentale nell’esportazione di tale prodotto con bastimenti che partivano verso le regioni italiane dai lidi dell’isola: Sant’Angelo, Forio, Lacco, Casamicciola e Porto d’Ischia.
   In una conversazione con Ignazio Tedesco v’è riferimento ai sensali che operarono dal 1930 alla fine degli anni ’70, cioè a quelli che si possono considerare gli ultimi sensali, avendone la figura emblematica in Francesco Tedesco, detto “Francischiello ‘u sansare” di Lacco Ameno. Egli infatti, già prima della seconda guerra mondiale a cui partecipò, svolgeva questa attività che poi continuò fino agli anni ‘70.
   Il sensale comprava vino per le aziende isolane, su ordinazioni che prendeva di volta in volta, tenendo altresì ben presenti le richieste dei produttori: contadini ed agricoltori che gli comunicavano la loro intenzione di vendere. D’altra parte, per la sua esperienza conosceva tutte le cantine e la quantità e qualità dell’ uva prodotta.
   Si andava in cantina e si spillava dal fusto in vendita, riempiendo un bicchierino che allo scopo era pronto (addirittura un bicchiere normale avrebbe prelevato troppo vino dalla botte, alterandone il livello!). Allora il sensale procedeva all’assaggio secondo una tecnica particolare: tratteneva a lungo in bocca quel sorso spillato nel bicchierino, lo spingeva con maestria tra le labbra chiuse, lo faceva scorrere sulla lingua provocando dei veri e propri gorgheggi ed infine, sputato il tutto, emetteva il verdetto che il contadino, trepidante, aspettava con grande ansia.
   Francischiello lavorò per alcuni imprenditori di Casamicciola,  in particolare per i fratelli Pietro, Giovanni e Vincenzo Sirabella che avevano i depositi all’inizio della litoranea Casamicciola-Lacco, di fronte alla spiaggia di Suorangela: essi acquistavano vino e lo esportavano a Napoli nei paesi della provincia, ma anche in altre regioni d’Italia. In base alle varie esigenze il sensale si muoveva: se si trattava di vino di più alta gradazione lo prelevava presso le cantine di Montecorvo, Santa Maria al Monte, Cimmentorosso o la Pannoccia, località dove il vino raggiungeva i dodici gradi ed oltre, grazie all’esposizione al sole ed alla qualità dei terreni; vino sugli undici gradi ed oltre si faceva comunque anche a Lacco Ameno nelle terre delle Coste, di Penniciello, ma in genere nelle zone basse si produceva vino che toccava appena i dieci gradi. Il sensale stabiliva il prezzo, mediando anche tra il venditore e l’acquirente.
   «Tutti conoscevano mio padre – mi dice Ignazio. figlio di Francischiello il sensale, e lo ricordano ancora oggi con molto affetto e gratitudine. Un giorno, trovandomi a lavorare in un terreno di Forio, il proprietario, un certo Venanzio ‘e Tramontana, mi raccontò che una volta don Giovanni Sirabella, per scherzo, chiese a Francischiello, che la sera si tratteneva presso i depositi di Casamicciola, per fare due chiacchiere, ma soprattutto per ricevere le commissioni, di procurargli un fusto di vino che fosse: limpido ‘e vocche, capro bianco, e poche denaro.
   Mio padre pensò che un vino così speciale poteva trovarlo al Cuotto, in una cantina scavata nella pietra di tufo verde, dove erano impostati ed allineati sei o sette fusti (vettune).Accettò dunque la sfida dando appuntamento a don Giovanni per l’indomani mattina presto. Alle nove erano nella cantina del Cuotto ed il contadino mostrò il fusto che intendeva vendere. Riempirono i bicchierini e Francischiello capì subito che si trattava di un vino eccezionale che aveva tutte le caratteristiche richieste. E mentre don Giovanni teneva alto il bicchierino di vino in direzione della luce che filtrava dalla porta per osservarne colore e limpidezza, il sensale con cenni tentava di far capire al contadino di mantenere elevato il prezzo, poiché don Giovanni aveva trovato finalmente il “capro bianco”».
   Alla fine furono tutti soddisfatti: don Giovanni che aveva acquistato un ottimo vino, Francischiello che aveva dato una pronta ed efficace risposta, ed il contadino che vendette inaspettatamente un fusto di vino con un ottimo guadagno.
   Negli anni ‘50 si vendeva moltissimo vino e Ignazio ricorda che il padre il sabato provvedeva a pagare gli agricoltori con grosse banconote di mille e cinquemila lire, che custodiva e portava con sé tenendole chiuse in un pezzo di stoffa colorata.
   I sensali erano numerosi e tutti lavoravano. A Lacco, oltre a Francischiello che fu il più noto, c’erano: Salvatore Impagliazzo e Giuseppe De Angelis; a Forio operavano Giuseppino Cavaiuolo e don Michele Squaglia che acquistavano vino soprattutto per l’azienda D’Ambra.
   Ancora sensali a Barano, Testaccio, Fiaiano, Serrara. Si ricordano: Antonio Schiano, detto Ntuniuccio ‘e Castelle, Filippo Mennella che operava insieme ad Andrea Cenatiempo, detto zi’ Andrea ‘u turche, Domenico Gaudioso detto Mincuzze che lavorava insieme a Filippo Di Costanzo di Buonopane e Ferdinando Cenatiempo. Acquistavano vino per D’Ambra, Perrazzo e per le altre case vinicole come Cenatiempo e Mazzella
   Bisogna ancora dire che i sensali della parte meridionale dell’isola avevano rapporti commerciali anche con ditte di Pozzuoli, di Napoli e della Provincia. Spesso acquistavano direttamente vino che custodivano nelle loro cantine per rivenderlo nei momenti di mercato più favorevoli. Il vino che trattavano era in genere di gradazione inferiore a dieci gradi, ma sulle colline di Fiaiano si raggiungevano i dodici gradi ed oltre ed addirittura tredici gradi sulle alture dei Maronti.
   Francesco Tedesco, alla fine degli anni ’50, acquistava vino pure per un’azienda di Sorrento, ”Polio e De Rosa”, che produceva anche olio di olivo, e lui stesso provvedeva a spedirlo in “carrati” con la motobarca “La Maria Pia” di Tommasino Esposito che navigava ogni giorno nel Golfo di Napoli. E con la stessa portò il vino d’Ischia anche a Capri sino alla fine degli anni ‘60, allorquando con lo sviluppo del turismo l’agricoltura isolana ed in particolare la viticoltura e la vinificazione cominciarono a subire un notevole e rapido declino.
   Così, dopo un breve periodo di interruzione della sua attività di sensale (intanto aveva aperto un ristorante sulla collina della Pannella di Lacco, che oggi porta il suo nome “Francischiello” ed è tra i più rinomati dell’isola), riprese, su richiesta dell’imprenditore Michele D’Ambra, la sua attività di sensale e, dopo aver trattato tanto vino, acquistò soprattutto uva per la stessa casa D’Ambra che si era organizzata per la vinificazione diretta e che fu protagonista del rilancio in campo internazionale del vino d’Ischia.
   Anche Ignazio Tedesco, che giovanissimo aveva già collaborato con il padre, si dedicò alla compravendita dell’uva per aziende di Napoli, Afragola, Castellammare. L’uva veniva raccolta in cassette da 20, 25 kg. dagli stessi contadini o proprietari ed il sensale in base alla qualità ed alla zona ne stabiliva il prezzo. Spesso qualche addetto precedeva nei filari per raccogliere i grappoli più belli e presentabili che venivano esportati a Napoli come uva da tavola.
   Anche questa attività scemò negli anni successivi, molti vigneti furono abbandonati perché gli ischitani preferirono il lavoro nelle strutture alberghiere e nelle attività turistiche.
   Oggi, 2007, c’è il percorso inverso: in tempo di vendemmia vengono dal continente, soprattutto dalla Puglia, decine di camion che vendono centinaia di quintali di uva a 50 centesimi il kg. Ma certamente la viticoltura dell’isola d’Ischia non è finita ed anzi conosce una ripresa che si basa su strutture e tecniche moderne ed innovative rispetto ai metodi tradizionali, che comunque persistono ancora ad opera di pochi, ma appassionati e tenaci contadini.

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