La Rassegna d'Ischia 2007 n. 2
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MOTIVI
di Raffaele Castagna

  
 
Nel 2009 ricorrerà il cinquecentesimo anniversario delle nozze di Vittoria Colonna e di Ferrante Francesco d’Avalos, celebrate sul Castello d’Ischia il 27 dicembre 1509. Era quello un periodo di grande splendore per la cittadella isolana, sede e punto di incontro di regnanti, regine, principesse, poeti e rimatori, mentre altrove imperversavano la guerra e la peste. Tutti gli storici e scrittori hanno dato risalto a questi momenti che caratterizzarono la storia del primo Cinquecento.

   «Tutti i baroni de lo Regno, che hebbero cervello, in quella occasione (l’assedio del Lautrec, 1528, ndr) se retirorono con le loro case dentro di Napoli, come fece, fra gli altri, Andrea Matteo Acquaviva duca d’Atri; alcuni se andarono a Sorrento, altri ad Isca, dove se retirò la casa del Marchese de lo Vasto, la bellissima sua moglie Donna Maria D’Aragona, la dotta Marchesa di Pescara, Vittoria Colonna, la Duchessa di Tagliacozzo, la Duchessa de Amalfi, la Principessa di Salerno, Lucretia Scaglione, bellissima, e galantissima, e altre dame, quali tutte estavano sotto il governo, e la cura della Duchessa di Francavilla Donna Costanza di Avalos, zia delo Marchese del Vasto, donna di gran valore e bontà…» (G. Rosso, Historia).
   V’erano inoltre l’affascinante e bella Isabella d’Aragona, vedova di Giangaleazzo Sforza, duca di Milano; Bona Sforza che nel 1517 convolerà a nozze con il re Sigismondo di Polonia; un’altra celebre Isabella era la seconda moglie di Don Federico, la regina “in carica”. Sul Castello meditava le sventure familiari Beatrice d’Aragona, sorella dell’ultimo re aragonese. Soggiornarono a lungo sul Castello d’Ischia le regine Giovanna III e Giovanna IV, madre e figlia; la prima fu moglie di re Ferrante il Vecchio, la seconda moglie dello sfortunato Ferrandino, del quale era rimasta vedova dopo qualche mese di felice matrimonio.
   L’evento si prospetta come una grande occasione (e sembra che si sia costituito un apposito comitato) per organizzare una serie di manifestazioni con lo scopo di ricordare la poetessa e, sul piano moderno, per sfruttarne i riflessi a vantaggio del turismo, di cui si lamenta un certo calo negli ultimi anni. In questa seconda prospettiva si tratta quindi di valutare che cosa effettivamente possa suscitare interesse e attenzione verso i nobili protagonisti del fatto storico e la loro corte, verso i personaggi dell’epoca, verso l’isola e il maniero nella sua interezza. Non mancheranno certamente convegni di studi su tematiche legate alle vicende, politiche e letterarie, soprattutto di Vittoria Colonna. Ma, al di là di quello che sarà inserito in un valido programma, la ricorrenza celebrativa potrebbe costituire insolitamente il momento e il movente di permettere la visita, almeno parziale, anche alla parte alta del Castello, l’ “insula fortificata” di un tempo, il Maschio, centro principale della vita culturale che ebbe in Costanza d’Avalos e Vittoria Colonna le ispiratrici più nobili ed eccelse.
   Qui Vittoria Colonna leggeva alle dame e ai loro ammiratori innamorati le pagine del manoscritto del Cortegiano, che il Castiglione le aveva consegnato, come si legge in uno scritto di Carlos José Hernandez Sánchez:

   «En 1528, mientras el ejército francés de Lautrec sitiaba Nápoles, un selecto grupo de damas entre las que figuraba la marquesa viuda del marqués de Pescara, Vittoria Colonna, se había refugiado en el castillo de la isla de lschia, perteneciente a la casa de Avalos. La antigua fortaleza aragonesa, erigida sobre una roca inexpugnable que la tradición clasica recreada pur humanistas como Scipione Capece o la propia Vittoria Colonna asociaba con el gigante Tifeo, castigado por su rebellión contra Jupiter, se había convertido en símbolo del poder de la nobleza favorable a la causa española durante la conquista del reino gracias a su heroica defensa por Costanza de Avalos, duquesa de Francavilla, siendo después el escenario de la rica sociabilidad aristocratica con la que el gran linaje hisparo napolitano encabezado por Alfonso de Avalos, primo y heredero del legendario vencedor de Pavía, afirmaría sus pretensiones políticas frente a la corte virreinal durante los años siguentes. Allí, Vittoria Colonna y las otras damas, alejadas del fragor del asedio que durante meses padeció la capital, pudieron entretener su otium obligado con la practica del dialogo erudito alimentado por diversas lecturas. Entre ellas pudo figurar el manuscrito de una obra del conde Baldassarre Castiglione, desde 1525 nuncio ante la corte imperial en España, que con el tílulo de II Cortegiano sería publicada en Venecia en abril de ese mismo año por su autor, temeroso de las adulteraciones a las que estaban expuestos los fragmentos entregados a Vittoria Colonna para su lectura personal y que ésta había puesto en circulación en Nápoles al menos desde 1524 sin su consentimiento, como el mismo Castiglione lamentaría en varias cartas a la indiscreta marquesa y declararía expresamente en la dedicatoria de la obra al obispo de Viseo, Miguel de Silva, anterior emhajador de Juan III de Portugal en Roma. En las paginas de aquel dialogo presidido por la duquesa de Urbino, modelo de damas cultas, la marquesa de Pescara, ya famosa por sus versos, podia encontrar un universo ideal idoneo y capaz de despertar la emulación de otras ilustres representantes femininas de los grandes linajes.
   La avidez de Vittoria Colonna por dar a conocer el nuevo manual de damas y caballeros se vio recompensada por una entusiastica acogida. En el ambiente de la aristocracia napolitana, inclinada a las letras desde la época aragonesa, el modelo de Castiglione halló un publico propicio y especialmente receptivo a las continuas referencias del conde a las influencias españolas que estaban impregnando los usos sociales de las élites italianas. En 1527, un año antes de la invasion de Lautrec y de la publicación de Il Cortegiano, el marqués del Vasto aparecía comno uno de los interlocutores del Dialogus de viris et foeminis aetate nostra florentibus de Paolo Giovio, ambientado en la corte de la isla de Ischia y donde se atribuía al jefe de la casa de Avalos un elogio del modelo de perfeción aristocratica en las armas y la letras – del que el propio Alfonso, reputado general y reconocido poeta, podia considerarse un representante ejemplar – tal y como habia propuesto Castiglione en su obra, ampliamente difundida ya en aquel circulo napolitano».

   Nel 1528, mentre l’esercito francese di Lautrec assediava Napoli, un eletto gruppo di dame, tra le quali figurava la Marchesa vedova del Marchese di Pescara, Vittoria Colonna, si era rifugiato nel Castello dell’isola d’Ischia, appartenente alla Casa d’Avalos. L’antica fortezza aragonese, eretta su una rocca inespugnabile che la tradizione classica riproposta da umanisti come Scipione Capece (1) o dalla stessa Vittoria Colonna associava al gigante Tifeo, punito per la sua ribellione a Giove, era diventata il simbolo del potere della nobiltà favorevole alla causa spagnola durante la conquista del regno grazie alla eroica difesa di Costanza d’Avalos, duchessa di Francavilla, ed inoltre era lo scenario della ricca società aristocratica con la quale il gran lignaggio ispano-napoletano capeggiato da Alfonso d’Avalos, primo erede del leggendario vincitore di Pavia, affermerà le sue pretese politiche di fronte alla corte vicereale negli anni seguenti (2). Lì, Vittoria Colonna e le altre dame, lontane dal fragore dell’assedio che per mesi subì la capitale, potevano vincere il loro otium obbligato con la pratica del dialogo erudito alimentato da diverse letture. Tra queste poteva figurare il manoscritto di un’opera del conte Baldassarre Castiglione, dal 1525 nunzio nella corte imperiale in Spagna, che con il titolo de Il Cortigiano sarebbe stato pubblicato a Venezia nell’aprile dello stesso anno dal suo autore, timoroso delle considerazioni cui erano esposti i frammenti consegnati a Vittoria Colonna per una lettura personale ma che questa aveva messo in circolazione a Napoli almeno dal 1524, come lo stesso Castiglione lamenterà in varie lettere alla indiscreta Marchesa e scriverà chiaramente nella dedica dell’opera al vescovo di Viseo, Miguel de Silva, ambasciatore di Giovanni III del Portogallo a Roma. Nelle pagine del dialogo la Marchesa di Pescara, già famosa per i suoi versi, poteva incontrare un mondo ideale idoneo e capace di suscitare l’emulazione di altre illustri rappresentanti femminili delle loro grandi famiglie.
            L’aspirazione di Vittoria Colonna di far conoscere il nuovo manuale di dame e cavalieri fu ricompensata da una entusiastica accoglienza. Nell’ambiente dell’aristocrazia napoletana, incline alle lettere dall’epoca aragonese, il modello del Castiglione ottenne un pubblico favorevole e specialmente propenso alle continue referenze del conte alle influenze spagnole che stavano impregnando gli usi sociali delle élite italiane. Nel 1527, un anno prima dell’invasione di Lautrec e della pubblicazione de Il Cortigiano, il marchese del Vasto appariva come uno degli interlocutori del Dialogus de viris et foeminis aetate nostra florentibus di Paolo Giovio, ambientato nella corte dell’isola d’Ischia e dove si attribuiva al rampollo della Casa d’Avalos un elogio del modello di perfezione aristocratica nelle armi e nelle lettere – di cui proprio Alfonso, stimato generale e poeta riconosciuto – poteva considerarsi un rappresentante esemplare – come aveva proposto Castiglione nella sua opera, ampiamente diffusa in quel circolo napoletano.


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