Maltese : Poesie

Titolo : Maltese : Poesie
Autore : Giovanni Maltese
Argomento : Poesie in vernacolo foriano
Versione in lingua italiana (a fronte): Giovanni Castagna
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d'Ischia)
Anno di pubblicazione : Settembre 1988
Dati : 406 pagine
Prezzo : € 30,00
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L’opera poetica di Maltese si compone di tre raccolte di versi in parlata foriana: Cerrenne, Ncrocchie, Sonetti inediti, pubblicati postumi a cura di Giovanni Verde. I 24 sonetti pubblicati da Verde furono tratti dalle composizioni autografe, lasciate da Maltese a Luigi Patalano, il quale le donò poi, assieme al manoscritto di Ncrocchie, alla Biblioteca Mennella ed oggi si trovano, crediamo, nella Biblioteca del Duca Camerini. Patalano, tuttavia, ne fece alcune copie dattiloscritte con una sua traduzione.
Ercole Camurani, in “Artisti dell’isola d’Ischia” (edizione curata da Massimo Ielasi), parlando del pittore Bolivar, a pagina 179, scrive: «Da una cassa di carte toglie un manoscritto, in quaranta fogli, di poesie in ischitano di Giovanni Maltese, lo scultore, pittore e poeta che abitò la torre di Forio. In calce ad ogni pagina in vernacolo la traduzione in versi italiani scritta dal padre Luigi Patalano, che al Maltese insegnò la metrica».
In realtà, i fogli dovrebbero essere 57, con un totale di 49 composizioni, forse 50 se vi è compresa la poesia ‘A Varva. Altri e lo stesso Verde ebbero la loro copia da Patalano, mancante, però, di nove poesie. Riteniamo, quindi, che per la pubblicazione dei Sonetti inediti, Verde abbia avuto fra le mani il manoscritto, perché sono stati pubblicati i nove sonettiche mancano nelle copie dattiloscritte.
Luigi Patalano, d’altra parte, in una lettera del giugno 1947, indirizzata a Giovanni Verde, il quale lo pregava di scrivere “con una biografia largamente aneddotica la vita del nostro indimenticabile Giovanni Maltese”, scriveva: «... tutto quello che so della vita e dell’opera di Giovanni Maltese, per disposizione testamentaria della moglie, è stato scritto in una prefazione che dovrebbe essere allegata alla raccolta di tutte le poesie del Maltese e relativa versione italiana; lavoro che ho già compiuto da un pezzo . e di cui diventa sempre più difficile la pubblicazione. Prevedendo che le difficoltà possano non essere superabili nella mia vita, posso tutt’al più depositare al Torrione una copia del lavoro, da me preparato, in attesa di tempi migliori». Chissà dove giace quel lavoro!
Le poesie inedite sono di vario valore. Alcune appartengono al ciclo Cerrenne, satira, quindi, e sguardo impietoso. Altre al ciclo Ncrocchie, con una visione nuova, però, della figura femminile. Solo raramente, infatti, nelle sue poesie venivano espressi i sentimenti della donna, le sue gioie e le sue pene, i suoi aneliti e i suoi lamenti. In queste poesie, invece, Maltese ci presenta la donna non più come semplice oggetto di ammirazione e di desiderio.
Sono donne che parlano con il loro cuore, non solo con il loro corpo. Sono donne volitive ed il poeta le ammira, non per l’arroganza del loro ombelico, ma perii tentativo di lottare contro il peso di una tradizione che le vuole sottomesse, pazienti lavoratrici e bbòn ‘a ffa passà lu frite. L’umorismo, l’ironia del poeta, la singolare situazione in cui le fa agire riescono a stento a mascherare l’affetto profondo ch’egli prova per queste giovinette, per le loro aspirazioni e le loro delusioni, i loro sogni e i loro disinganni. Ed anche quando sembra sorriderne, il suo sorriso è soffuso da una trasparenza malinconica in un’ombra di rassegnazione. Gli anni gli hanno dimostrato che ogni sforzo è vano nella triste realtà d’una quotidianità drammatica pur nei brevi attimi di pausa.
Il mondo poetico della raccolta Ncrocchie (nei crocchi) è il palpitante mondo della vita quotidiana. Il poeta stesso ha singolarizzato questo suo mondo: contadini e pescatori, giovanetti e ragazze del popolo, sulla spiaggia o nel solco ardente dei campi, nella siesta estiva o nelle veglie invernali. Molti i sonetti che presentano figure di donne e sembrano quasi descrizioni di diversi innamorati. Ma c’è qualcosa di profondo che le unisce e la donna, tante volte cantata, è unica, anche se da bionda diventa bruna. Somiglianza di espressioni e di gesti; quasi si riesce a scorgerne la snella andatura in un lieve sorriso, or divertito or triste. Sottofondo comune è la timidezza dell’innamorato, ardito solo nel desiderare; quel pensare continuo alla sua donna; quel rivederla in ogni cosa che gli è cara e fra le tremule fiammelle dell’altare; quel sentimento spaurito di solitudine che gli fa scorgere nel cielo una
nuvola simile ad una bara. Ma si stagliano anche altri tipi e figure: il padrone, il proprietario terriero, avaro e crudele, che vive del sudore dei suoi coloni; il figlio del padrone, sempre pronto a arravugghià la figghia d’u vuarzone; il colono, il prete che, generalmente, appare nella sua qualità di confessore e che, visto da vicino, non ha niente di poetico, dato che il poeta ne mette in risalto una certa ipocrisia, alcune particolarità fisiche e certi gesti che lo rendono piuttosto ridicolo, vedendo in lui, a torto o a ragione, il complice dei padroni, anche se dal pulpito si scaglia contro la ricchezza. Maltese non è anticattolico, ma anticlericale, perché lui comprende una religione fatta di altruismo, senza ipocrisia. E’ contro coloro i quali si dimostrano scrupolosi nella pratica, ma nell’intimo non hanno capito niente della vera essenza della religione. Lo commuove, però, la fede ingenua dei suoi concittadini e sa riconoscere i meriti di alcuni preti. Nella poesia ‘U Vangele mette sulla bocca del cappellano l’unica predica ch’egli giudica comprensibile e gli fa enunciare principi che ritiene i veri principi della religione cristiana. Ma la figura più caratteristica, quella che più si colorisce di simpatia è la figura della donna: la vede in ogni cosa che gli è cara e tutto ciò che gli è più caro gli suggerisce figurazioni per descriverla. E quando, ormai vecchio e stanco, rende visita al suo cuore, lo scopre come un salotto con tanti ritratti sulle pareti, ritratti ormai sbiaditi e ingialliti dal tempo,

Ma ammiéz’ ammiéze, cu nu muss’a rise,
fatta d’avrunz’a Fidie o da quacch’éte,
ngè na figliòla nata mbaravise.


Il successo non arrise a Maltese, né come poeta né come scultore, e dai suoi versi traspare a volte la tristezza e la pena di sentirsi incompreso. Ma è con un certo orgoglio che presenta le poesie di Ncrocchie: anche agli stranieri che capitavano nel mio studio io infliggevo lunghe e tormentose audizioni dei miei parti poetici. Forse è il periodo in cui Maltese è più sereno, rappacificato con la vita che ormai gli sorride con il sorriso di Fanny.