Tradotti e pubblicati gli ottomila versi di INARIME, pietra miliare della letteratura isclana

"L'Eneide" dell'Isola d'Ischia
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di Nicola Luongo

Nelle Edizioni de "La Rassegna d'Ischia" è apparsa la pubblicazione, in versione italiana curata da Raffaele Castagna, del poema latino "Inarime" di Camillo Eucherio de Quintiis della Compagnia di Gesù.
Già lo scrittore Gennaro Gamboni, che per primo ne presentò l'opera, nell'opuscolo "Ischia e il suo poeta Camillo Eucherio Quinzi" (Napoli 1952) tra l'altro annota: "Ischia vanta un poema scritto nella lingua di Cicerone e di Virgilio quale solo Roma imperiale con l'Eneide può vantare". A lui fece eco il fondatore della Biblioteca Antoniana, Mons. Onofrio Buonocore, uomo di solida cultura umanistica, docente illuminato e autore di innumerevoli pubblicazioni su Ischia "piccola Atene del Golfo Partenopeo", amante "feroce" (l'aggettivo è suo) della nostra isola; egli scriveva nel suo introvabile "Ischia" del 1958: "Molti hanno scritto di Ischia in tutte le lingue; Eucherio Quinzio lascia indietro tutti. Inarime di Eucherio sta a Ischia come l'Eneide di Virgilio sta a Roma". Egli ha sempre peraltro suggerito ai giovani il seguente insegnamento: "Conoscete la terra ove siete nati, non superficialmente; esploratela nei suoi aspetti topologici, storici e nelle sue secolari tradizioni". Tralascio le lodi di Giambattista Vico e di altri personaggi autorevoli che hanno espresso un consenso assoluto, senza riserve.
Come in tempi remoti le varie traduzioni, fra cui soprattutto quella di Annibal Caro, insigne letterato e umanista del XVI secolo, malgrado qualche concettosità e orpello prebarocco, fecero rivivere nei modi propri del maturo gusto rinascimentale il poema virgiliano e ne resero possibile una più ampia divulgazione, così oggi la versione in italiano del testo latino "Inarime seu de balneis Pithecusarum" (Inarime o i bagni di Pitecusa) potrebbe far uscire dall'oblio un lavoro che, dopo i primi riconoscimenti, in particolar modo perché "importante per l'argomento, classico per la forma, ricco per la lingua, armonioso per la struttura del verso eroico latino, vasto per le proporzioni", non ha più avuto adeguato spazio nel campo della cultura isolana.
L'accostamento fra le due opere di primo acchito potrebbe sembrare ardito ed avventato, ma tale non è, se si conoscono almeno i tratti essenziali di "gestazione" del poema e si considerano obiettivamente le dovute differenziazioni e le debite proporzioni che le contraddistinguono.
Il poema Inarime, pubblicato a Napoli nel 1726, è dedicato a Giovanni V, re di Lusitania dal 1706 al 1750, come si evidenzia anche dal frontespizio del libro, ed è opera del monaco gesuita P. Camillo de Quintiis (o Quinzi), nato all'Aquila degli Abruzzi il 14 gennaio 1675 ed ivi morto il 2 ottobre 1733.
L'autore aggiunse al suo nome l'appellativo "Eucherio" (= agile nelle mani) dopo l'esito felice delle cure nelle acque termominerali della nostra isola alle sue mani rattrappite e doloranti, colpite da un'opprimente malattia ai nervi.
Esso è composto di oltre ottomila versi in lingua latina e costò "otto anni di lavoro e di veglie". Al Carme introduttivo, che è una vera e propria dedica al re Giovanni V, fanno seguito alcune avvertenze per il lettore, in cui il poeta con molta modestia e umiltà si scusa per le eventuali imperfezioni attribuibili alla novità della materia e all'intrinseca difficoltà di elaborazione poetica; si passa quindi ai sei libri in cui sono suddivisi i vari argomenti concernenti le terme e il loro uso, con l'interpolazione di episodi, descrizioni, metamorfosi, di ovidiana, armoniosa bellezza. Particolarmente interessante risulta il primo libro in cui l'autore considera suo ispiratore lo Spirito Santo, con il cui aiuto auspica che possa dare lustro all'isola e soprattutto evidenziare le qualità nascoste delle acque, la loro natura e la loro efficacia terapeutica. Qui sono descritti i vari luoghi dell'isola, le sorgenti, le stufe e le arene; significativo rilievo assume la descrizione del Castello (arx fulgens). Come Dante nella Divina Commedia, Eucherio spesso invoca anche divinità pagane o mitologiche che lo assistano nel suo arduo, disagevole lavoro irto di ostacoli.
L'opera è corredata da otto incisioni di pregevole fattura di Andrea Mailar su disegni di Antonio Baldi raffiguranti allegorie delle acque.
De Quintiis non nasconde di aver seguito le orme di Giulio Iasolino, il medico di Monteleone, colui che, secondo P. Buchner, "dette nuova vita ai bagni dell'isola d'Ischia", da Eucherio chiamato Podalirio che, novello Virgilio, si assume il compito di accompagnare il poeta nella scoperta e nella conoscenza delle acque, considerato che già vi aveva trascorso ben diciotto anni nell'esplorazione di nuovi bagni e di quelle acque prodigiose che dettero la guarigione anche ad un papa, Innocenzo XII, a cui una caduta aveva fratturato la tibia e procurato numerose contusioni, e al cardinale Michelangelo Conti, poi papa Innocenzo XIII. L'isola è sempre citata con le denominazioni di Inarime, Pitecusa, Aenaria ; non è mai riportato nei versi il nome Ischia, che invece compare in alcune note, in cui troviamo anche Lo Lacco, Barano, Casa Nizzola o Casa Micciola, Testaccio, Pansa, S. Angelo, S. Pietro a Pantanello, S. Lorenzo, Piano di Liguori.
L'opera non è un arido elenco di morbi e relativi rimedi, ma una galleria di eventi e digressioni adatte a rilassare gli animi e a non stancare la mente nella monotonia e nell'aridità dei dati. L'autore fa proprio l'intento di Virgilio nelle Georgiche, che pone in primo piano il fine di dilettare il lettore, prima ancora di istruirlo nell'arte contadina; la materia è così permeata di sublime poesia e continui riferimenti mitologici e letterari abbelliscono i tratti didascalici. Obiettivo di Eucherio non è solo quello di informare, ma nel delineare le mitiche origini delle fonti e delle rupi isolane e della loro formazione, vuole offrire un saggio delle sue notevoli capacità di poeta e renderne il lettore direttamente partecipe.
L'opera di Eucherio ci rammenta, tra l'altro, di raccogliere il messaggio di Onofrio Buonocore, e cioè di conoscere l'isola nelle sue incomparabili bellezze naturali, paesaggistiche e artistiche, che offrono un piacevole soggiorno a tutti in quello spirito di accoglienza e di ospitalità considerato sacro dai nostri progenitori euboici.
La traduzione in endecasillabi di Raffaele Castagna, intrisa di rigorosa cultura umanistica e di un paziente "labor limae", risulta nel contempo classica e moderna, del tutto aderente ai dettami della lingua di oggi. Non mancano termini come "starter" per dare il via ad una gara di atleti, o "hobbies" per indicare i passatempi alternati con le cure, e altre espressioni icastiche di sicuro effetto. Non difetta una certa vena ironica e un'ilare leggerezza per rendere godibile una materia di per sé aspra ed austera in un'opera che certamente è una pietra miliare nella letteratura della nostra isola, opera che, secondo gli auspici di Eucherio, farà sì che "Inarime sarà ancora più famosa, da un capo all'altro del mondo, sia dove ardono i raggi del sole, sia nelle zone gelide e desolate dell'emisfero boreale".

(Il Golfo, 8 gennaio 2003)

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