ISCHIA nella poesia

"Il Castello d'Ischia" di Camillo Eucherio de Quintiis (in INARIME)


(...)
Ed or con quali plettri onorerò,
con qual canto celebrerò, Bellona,
la rocca fulgente per le tue insegne,
che la fama onora di tanti trionfi?
Che, unita alla sua Aenaria con un ponte,
per sempre va superba ed è bagnata
tutto all’intorno da un limpido mare?
Questa è la rocca ancora celeberrima
per i fasti euboici che, mai cedendo
alle ostili procelle del destino,
resta ancora invitta. Da nessuna
guerra scompigliata, ed impenetrabile
un tempo, nonostante le minacce
dei Galli ed i loro boriosi insulti,
questa si meritò tanti successi;
mai vinta, poté domare gran numero
di generali e beffarsi dell’ira
dei Senoni, fulgida delle insegne
illustri degli Aragonesi; tutto
ciò per la tua protezione, Costanza,
memoranda tra le prische Camille,
destinata a superare la gloria
della gente armata di pelta. Come
ben accresci tu gli allori degli avi
e dei nipoti, progenie dei d’Avalos,
obil sposa dell'inclito rampollo
Del Balzo, al quale una volta obbedì
Altamura, dotata di alte mura
nella vasta terra della Peucezia!
Certamente tu stessa, fedelissima
custode al tuo re, da sola capace
di logorare il nemico, proclami
invitta Inarime con la sua rocca
contro le schiere, la flotta e minacce
dei Francesi, e difendi la cittade
a te affidata. Ma sebbene portino
le armi vincitrici per tutto il regno
della Loira, con impeto, e le schiere
per ampio tratto scorrazzino urlanti,
solo la rocca, che è dai tuoi manipoli
difesa, conserva, intatta, le insegne

regali di Federico. Questo animo
a te un tempo conferì il padre Innico
e sei simile al genitor belligero,
non distinguibile dagli altri, grata
illusione pei difensor; da quando
tra le tràbee curuli degli avi
e i trionfi presentò te destinata
a ugugliar il prestigio con egregie
imprese. Felice della sua prole!
Come immaginano i poeti greci
Giove, che ferace di mente Pallade
generò con sacro parto (o Bellona,
se così vuole negli accampamenti
essere chiamata), e fu ben felice
del magnifico parto. Fin dai teneri
anni il genitore quivi ti fece
esercitar e t’insegnò la fede
a serbar, lui che, unico, valoroso
e forte ebbe a scherno e respinse Carlo
quando, ostile, scendeva dalle rupi
alpine e sulle terre sottomesse
spargeva i gigli gallici, e fermò
così le armi straniere. Escogitando
nuovo modo di pugna e nuova tattica
tenne, vindice, senza strage, Aenaria
lontano dai pericoli gravosi
della guerra; quindi la consegnò
al Signor esperio, quando alle tue
insegne passò, o Consalvo, il più
illustre dei Capitani, e cresciuto
in onori procurò alla sua stirpe
nome eterno, splendor e floridezza.
D’allora - poiché i patrii fati seguono
l’illustre progenie, che é già famosa
fin dalla nascita - d’allor la stirpe
d’Avalos domina nella munita
rocca d’Aenaria. Segno di provato
valor, che vinca il tempo di Troia e superi
gli anni di Cuma gloriosa e fiorente!

(Traduzione di Raffaele Castagna)


(...)
At quibus exornem plectris, quo carmine tandem
Fulgentem, Bellona, tuis insignibus Arcem
Prosequar, innumeris decorat quam Fama triumphis?
Perpetuo quae ponte suae commissa superbit
Aenariae: vitreoque madet circum undique ponto.
Haec illa, Euboicis vel nunc celeberrima fastis,
Quae nunquam hostiles fati subitura procellas
Perstat adhuc victrix. Haec, Marte exterrita nullo,
Gallorumque minis, tumidisque assultibus olim
Invia, tot meruit palmas; et nescia vinci
Tot potuit fregisse Duces; Senonumque furores
Ludere, Aragonidum nunquam non fulgida signis:
Vindice te, priscas inter memoranda Camillas,
Peltiferae victura decus, Constantia, gentis.
Quam bene Majorum cumulas, laurosque Nepotum,
Havalidum soboles, et magno nupta marito
Bauciadae, excelso substructa Altilia muro
Peucetiae laetis olim cui paruit arvis.
Ilicet ipsa tuo Custos fidissima Regi
Francigenum contra turmas, classemque, minasque
Inarimen, Arcemque, hosti satis una terendo,
Asseris invictam, commissaque signa tueris.
Et quamquam irrumpens toto victricia regno
Arma ferat Ligeris; bacchantiaque agmina late
Pervolitent: Arx una tuis defensa maniplis,
Regia tum sospes Friderici insignia servat.
Hos tibi, belligeri suppar Genitoris imago,
Indiscreta aliis, gratusque tuentibus error,
Hos animos quondam Pater addidit Innicus, ex quo
Te trabeas, palmasque inter, Proavumque curules
Edidit egregiis aequantem nomina factis.
Felix prole sua: qualem sibi somnia vatum
Graeca Jovem finxere, sacro qui Pallada foetu,
Pallada, (seu castris malit Bellona vocari)
Mente ferax, parit, et partu laetatur opimo.
Hic tibi vel primis Genitor praelusit ab annis:
Et servare fidem docuit; fortissimus unus
Qui Carolum Alpinis venientem e rupibus hostem,
Gallicaque edomitis spargentem lilia terris
Reppulit insultans, inimicaque tela repressit.
Ille, novam pugnae seriem commentus, et artem,
Aenariam belli dubiis sine caede periclis
Explicuit vindex, Dominoque hinc tradit habendam
Hesperio; Consalve Ducum clarissime, signis
Cessit io dum jure tuis; et honoribus auctus
Aeternum generi peperit nomenque, decusque.
Ex illo (illustrem nam patria fata sequuntur
Progeniem quae clara suos exurgit in ortus).
Ex illo Inarimes, validis quam sospitat armis,
Havalidum asserta Soboles dominatur in Arce.
Spectatae virtutis honor, qui Troica vincat
Secula: Cumei superet qui pulveris annos.