Turismo e termalismo (1)

di Sebastiano Monti

Il Termalismo tra passato e futuro
Il passaggio dai miti classici della creazione alla razionalità non esclude il persistere di aspetti di mera sacralità coesistenti con la medicina d’osservazione.
   Dinanzi ai limiti e alla ricorrente incapacità della medicina di assicurare all’uomo - almeno sino al XIX secolo – una sicura guarigione, trova un qualche fondamento logico la sopravvivenza, nel corso della storia, di credenze miracolistiche legate in genere all’ambiente, ritenuto, per l’appunto, il giusto tramite tra il malato e il preternaturale, laddove la medicina ha fallito.
   E tra i fattori ambientali quello sicuramente più rilevante in tal senso è l’acqua, storicamente fonte miracolosa per antonomasia, se è vero come è vero, che sin dai tempi dell’antica Roma e ancor prima, la ricerca della salute è legata alla presenza di luoghi ricchi di acqua, le terme, che a partire dal secolo XIX, divengono stabilimenti, predisposti alla cura e alla regolamentazione delle funzioni dell’organismo umano.
   C’è da dire, comunque, che al di là della rilevanza storica dell’acqua, come strumento miracoloso al servizio della salute umana ( vedi Ippocrate e il suo Delle arie, acque e luoghi ) e come elemento da privilegiare e da tutelare con priorità assoluta nel quadro dei criteri alla base di una funzionale e razionale pianificazione urbana e territoriale, il dibattito su ambiente e salute ha preso a lievitare con sufficiente speditezza solo a partire dalla metà del secolo scorso grazie al contributo notevole di talune istituzioni internazionali o di ricerca (OMS, Schools of Public Health di Londra, Boston e Baltimore), alimentando un acceso confronto tra antico e moderno nell’esame sempre più approfondito e interdipendente dei rapporti tra elementi naturali e malattia, tra superstizioni e progressi scientifici, tra istituzioni politiche ufficiali e ricercatori individuali (L. R. Angeletti, 1995).
   E in un siffatto dibattito l’acqua ha rappresentato sempre - sia in senso storico che tecnico-funzionale – l’elemento trainante e centrale del discorso globale.
   In senso storico, nel processo plurisecolare dell’evoluzione dell’uomo, l’acqua ha infatti svolto un ruolo fondamentale sia in termini di insediamento umano e produttivo (foci, nomadismo, stanzialità, Tevere-Roma ecc.) (M. Cancellieri, 1995), che ha visto l’acqua considerata sempre come elemento vitale per eccellenza, assolutamente essenziale per la sopravvivenza quotidiana, ancor più del fabbisogno alimentare procurato dalla caccia, dalla pastorizia o dall’agricoltura, sia per la religiosità popolare che ha vistosamente ammantato di divinità tutelari quasi tutti i luoghi ricchi di acqua e di sorgenti idriche, dal momento che l’immersione rituale nell’acqua ha rappresentato sin dai tempi antichi innanzitutto una duplice funzione sacrale e sociale, un valore di rinascita, attraverso la purificazione del corpo nell’ambito di una prassi sociale lungamente consolidata che anteponeva il senso di rispetto verso gli altri e verso gli dei al bisogno di igiene personale o di trattamento terapeutico (es. i bagni di Diomede e Ulisse nell’Iliade, e il bagno di Ulisse nell’incontro con Nausica, nell’Odissea) (L. Melillo, 1995).
   Dal punto di vista tecnico-funzionale, non vi è dubbio alcuno che l’acqua rappresenti attualmente la spia più efficace e sintomatica dell’emergenza ambientale e in particolare dell’equilibrio fisiologico necessario tra l’attività dell’uomo e la natura che lo circonda, nel senso che gli eventi patologici più rischiosi del genere umano (alluvioni disastrose, mutamenti climatici, inquinamento di falde freatiche, distruzione dei raccolti, siccità, desertificazione) ruotano tutti essenzialmente intorno alla presenza e all’assenza di acqua, alla tutela e all’uso razionale o alla negligenza e allo sperpero del patrimonio idrologico (M. Vegetti, 1995).
   Il primo accenno di uso curativo di sorgenti termali si trova in Filostrato (Hersicus, 3,35) ed è in relazione ai guerrieri achei feriti, che di ritorno da Troia, si immergevano a scopo terapeutico nelle sorgenti termali presso Smirne, che furono chiamate “Bagni di Agamennone”.
   Sin dall’antichità, in effetti, è apparsa chiara la connessione tra sorgenti d’acqua termale e curativa, da una parte, e fenomeni vulcanici, dall’altra, a dimostrazione, da un lato, che la qualità dell’acqua, con la sua temperatura, era legata esclusivamente alla struttura geologica del terreno che attraversava, e dall’altro, che nell’immaginario degli antichi esisteva un mitico legame biunivoco tra salute e vulcanismo, sotto il controllo delle medesime divinità -ctonie, prima, e olimpiche, poi-.
   E così, nell’antica Grecia gli impianti termali in ordine di tempo più noti sono quelli di Asclepio (a Kos e a Gòrtina in Arcadia) e di Eracle (a Termopili e ad Adepso in Eubea), che sorgevano nei pressi di sorgenti di acque medicamentose, dove i pazienti procedevano ad un rito di purificazione, anche con effetto terapeutico, mentre a Gadara di Giudea (l’odierna Ain Gader) si trovava un importante centro termale per la cura della lebbra, secondo solo a Baia e celebre ancora nei primi secoli dopo Cristo.
   Anche presso gli Etruschi e le antiche popolazioni italiche l’uso terapeutico delle acque ha avuto un suo fondamento storico ben preciso, che è continuato sino in epoca romana.
   Basti citare le “Thermae Ceretanae” (attuale Bagno del Sasso, a Cerveteri), le celebri “Fontes Clusini” (Chianciano), le “Acque Populoniae” (i Bagni di Caldana) -tutte in piena attività alla fine dell’impero romano e alcune tuttora in vita-, le “Thermae tauri” (i Bagni di Ferrata, presso Civitavecchia).
   Ma quelli che nel mondo antico riuscirono a sviluppare l’idroterapia ai massimi livelli furono senz’altro i Romani, presso i quali il termalismo si configurò subito con un carattere collettivo e pubblico, in particolare con l’avvento del Principato, allorquando, cioè, in seguito alla realizzazione di grandiose opere di approvvigionamento idrico -come gli acquedotti- il termalismo prese a svilupparsi non più nelle immediate vicinanze delle sorgenti, legate al culto di taumaturgiche divinità ctonie, ma anche nel pieno centro urbano, privo di sorgenti naturali.
   E questo si prefigurò come un’autentica rivoluzione  copernicana nella storia e nella tecnica del termalismo, il quale si caratterizzò subito per una precipua, duplice funzione: accanto a quella di carattere meramente terapeutico -con annesssi centri medici e di controllo- il termalismo, da un lato, accentuò sempre più la sua intrinseca essenza sociale -come luogo di incontro, sia per uomini che per donne, alle quali fino alla decadenza dell’impero venivano riservate terme distinte-, e dall’altro, prese a differenziarsi sempre più da quello di origine greca, in quanto aveva assunto una caratterizzazione complessiva come autentico centro sanitario a sfondo prevalentemente pubblico e laico, slegato da quella pregnanza mistica e religiosa, tipica delle terme greche di Asclepio ed Eracle, che sorgevano di solito presso una fonte.
   Tra i più grandi impianti termali romani, infatti, vanno ricordati soprattutto quegli immensi complessi finanziati direttamente dagli imperatori che facevano a gara per superarsi l’uno dopo l’altro: le Terme di Nerone, di Tito, Tiberio, Traiano, di Caracalla, di Domiziano, ma anche le numerose ville imperiali, dotate di completi sistemi termali, come l’Heliocaminus nella Villa di Tivoli, di Adriano, o le strutture termali della Villa di Piazza Armerina, in Sicilia (inizi IV sec.d.C.): tutti impianti, questi, dai più grandi ai più piccoli, dotati di un efficiente e razionale sistema di termoregolazione delle acque -dalle caldissime alle freddissime-, a testimonianza di una pratica idroterapica consolidatasi col tempo in tutto l’ambiente mediterraneo.
   E tra i numerosi autori che hanno a più riprese esaltato l’uso terapeutico delle acque termali vanno segnalati soprattutto Asclepiade di Prusa (I sec. d.C.), amico di Cicerone, Virgilio (Eneide IX), Seneca, Vitruvio (libro VIII del “De Architectura”), Antonio Musa, che guarì Augusto con l’uso di bagni freddi, Plinio il Vecchio (“Naturalis Historia”), Galeno, Antillo e soprattutto Celso, cui si devono la più esplicita esaltazione della stazione termale di Baia e la più esaustiva teorizzazione dell’uso delle acque come mezzo di cura e di ristoro del fisico, grazie ad un’opportuna e specifica regolazione termica delle stesse in base alle esigenze precipue di ciascun individuo (L. Melillo, 1995).
   Tutto questo ha contribuito non poco ad influenzare ulteriormente il processo evolutivo del termalismo, nel senso che se le grandiose opere architettoniche romane di approvvigionamento idrico avevano in precedenza sganciato l’impiantistica termale dalle relative sorgenti naturali, queste ultime presero ad esercitare di nuovo una forte attrazione insediativa ancora nel corso dell’impero, in corrispondenza dei fasti decantati proprio delle terme di Baia e dei Campi Flegrei in genere, in una vasta tipologia di patologie, sia per idroterapia che per crenoterapia, grazie appunto all’origine vulcanica delle acque a alla loro diversificata composizione fisico-chimica e termica. E così, grazie soprattutto ad una contingente rivisitazione storica dei suoi primordiali connotati genetici, il termalismo riuscì a tenere in piedi il suo valore anche all’indomani della fine dell’impero, allorquando la crisi della città, la distruzione di parte degli acquedotti e la rovina dei grandi impianti termali affrettarono irreversibilmente la crisi dell’idroterapia nelle terme artificiali delle grandi città ma non in quelle naturali, che continuarono a proporsi -come nei Campi Flegrei- quali autentici poli di attrazione di cospicue masse di pellegrini-pazienti nel corso del Medioevo e del Rinascimento.
   Anche nelle aree periferiche dell’Europa si registrò una crescente valorizzazione delle sorgenti termali, sia pure ancora legate a culti di divinità salutari locali, via via romanizzate: in Germania, si ricordino, a tale riguardo, le terme di Badenweiler nella Foresta Nera  (dell’80 d.C.), le celebri Terme di Aquae (l’odierna Baden Baden), divenute sotto Caracalla “Aquae Aureliae”, i resti grandiosi dell’antico complesso termale di Wisbaden, le Terme di Aquisgrana.
   In Francia, la testimonianza è data essenzialmente da una nutrita gamma di ex voto di pazienti guariti in seguito alle cure termali, rinvenuti, tra l’altro, nei pressi del santuario di Sequana e di quello di Sources des Roches, vicino a Chamalière.
   In Britannia va ricordato soprattutto il complesso di Bath sul fiume Avon, tuttora in uso

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