Le Vie d'Ischia - Stradario

Noterelle di vita locale - Le Vie d'Ischia
(da La Cultura - pubblicazione curata da Onofrio Buonocore - Anno XV, n. 171, maggio 1934)

Una delle cose belle conservate intatte dagli amministratori isclani è la toponomastica (abitudine poi perduta, ndr); le vie conservano il colorito locale; quando amiamo far conoscere la storia del paese ai nostri amici, diamo più o meno larga illustrazione delle targhe attaccate agli angoli delle strade.
La passeggiata piglia inizio alle falde del turrito Castello, va a finire alla riva di quella conchiglia dai riflessi cangianti: il porto alla Villa dei Bagni.

- Ponte d'Aragona. È quell'istmo artificiale che lega il Castello all'Isola maggiore. Venne gettato da Alfonso I d'Aragona; il suolo da quel lato è in continuo abbassamento; la lingua di terra che fino a quel 1440 aveva dato libero l'accesso era stata soverchiata dalle onde; il Re Magnifico mise riparo. Col volgere dei secoli anche quel ponte venne inghiottito dalle onde; quello che si porge adesso fu costruito dalla città d'Ischia, il 1777.

- Piazza Giovanni Boccaccio - È quella che si spande in vicinanza degli scogli di S. Anna, dove l'autore del Decamerone, che usava frequentare Ischia, quando si spendeva negli ozi della Corte di Napoli, impostò la più bella delle cento novelle: la quinta del sesto giorno: Restituta di Bulgaro che andò sposa a Giovanni da Procida, figlio di Landolfo, il quale era fratello di quel Giovanni che suscitò i Vespri Siciliani; novella che, poi, di tanta graziosa venustà venne rimaneggiata dal Tasso nell'episodio di Olindo e Sofronia, all'inizio del secondo canto della Gerusalemme Liberata.

- Via Giovanni da Procida. È quella che dalla piazza Boccaccio sbocca dinanzi la Cattedrale.

- Via Mons. Girolamo Rocca. Il Rocca era nato a Catanzaro; quando venne a Ischia il 1672 contava 42 anni; resse la diocesi 19 anni. Lasciò il nome in benedizione per aver rallegrato la città di purissima acqua potabile, incanalando un rivoletto che scende da Boceto.
Dove adesso sorgono due brutte fontanine di ghisa, quando noi eravamo fanciulli, tondeggiavano due eleganti, caretteristiche fontane secentesche; ora sarebbero il più bello ornamento della città: le quattro sfingi marmoree, che gettavano per la bocca, hanno passato il mare non è molto; i pezzi di piperno che formavano la conca non sappiamo dove andarono a finire.

- Corso Luigi Mazzella. Fu un isclano benemerito; passò di vita il 1886; tenne il governo della città parecchi anni; l'opera che più resta sono le Terme Municipali di Porto d'Ischia, di fama mondiale, venute fuori dalla ferrea volontà sua.

- Via S. Giovan Giuseppe della Croce. Il più eletto figlio di Enaria, venne alla luce a Ischia il 15 agosto 1654, passò di vita a Napoli il 5 marzo 1734. Scendeva dalla nobile famiglia dei Calosirto. Fu religioso francescano; andò segnato nel catalogo dei santi il 1839.

- Via Giovambattista Vico. Dalla piazza di Ischia conduce alla Villa del Cilento. L'auore dei Corsi e ricorsi su quest'Isola nostra ebbe, forse, l'ispirazione dei Principi della scienza nuova. Il Vescovo d'Ischia Girolamo Rocca trasse lui giovinetto dalla miseria per darlo educatore a due suoi nipoti. Si attardò nove anni nella casa dei Rocca tra il Castello gentilizio del Cilento, in quel di Salerno, e la Villa vescovile del Cilento a Ischia: il sapiente vescovo isclano aprì primo la mente del giovincello a quegli orizzonti che, in seguito, addivennero vasti quanto gli orizzonti della storia del genere umano.

- Via Seminario. Fiancheggia il glorioso istituto isclano fatto balzare fuori dall'audacia di un vescovo nostro, il 1738: Mons. Nicola Schiaffinato, napoletano, degli eremiti di S. Agostino. Mentre governava la chiesa d'Ischia era moderatore generale dell'Ordine degli Agostiniani.

- Via Antonio De Luca. Era un degnissimo sacerdote isclano: venne travolto nei moti del 1799; gli diedero la corda, a Procida, nella piazza dei Martiri il 15 giugno di quell'anno ferale

Via Giovanni Pontano - È il celebre classicista del 400, il segretario di AIfonso I d'Aragona, il maestro dell'erede Ferdinando e del nipote Alfonso II, il traditore di Ferdinando II, alla discesa di Carlo VIII a Napoli. Era un frequentatore appassionato d'Ischia; l'antica villa si addimanda ancora da lui; uno dei libri del De bello Neapolitano è per intero consecrato a Ischia.

- Corso Vittoria Colonna. La grande poetessa romana sorbì il soffio della poesia dai nostri colli e dalle nostre marine. Quando contava undici anni, il 1501 si condusse a Ischia con la tramontante corte aragonese, vi restò sino al 1536, gli ultimi dieci anni li passò nei chiostri romani.
Sul Castello isclano il 27 dicembre 1509 si impalmò alla prima spada d'Italia di quel tempo: Ferrante d'Avalos, l'ispiratore di tutta la vita di lei. Il Canzoniere e l'abbondante Epistolario, con tanto sussulto del lettore isclano, richiamano spesso alla virente Enaria.

- Vico Ulisse. Ricorda l'approdo di Ulisse ad Ischia, l'antica Scheria; quanto è narrato, dal libro quinto all'undicesimo dell'Odissea, si svolse in questa classica terra dei Feaci.

- Via Champault. È un francese Filippo Champault; si recò a fare visita all'isola d'Ischia per pigliare esatta conoscenza delle posizioni, e il 1906, nella sonora lingua del paese suo, mise alla luce un poderoso studio di seicento pagine, inteso a rendere manifesto che la Scheria omerica è Ischia, non gia, come si riteneva, e come parecchi ritengono ancora, l'isola di Corfù. Quando per quest'ultima tutto corresse liscio, avrebbe difetto della nota principale: non è isola vulcanica!

- Traversa d'Aloisio - Era il d'Aloisio un medico di Casamicciola, vissuto nella prima metà del Settecento; ha lasciato un abbondante volume intorno all'efficacia delle acque termali d'Ischia: L'infermo istruito.

- Traversa Gianturco. Don Emanuele era un chiarissimo giurista di Avigliano, in quello di Potenza; più volte pigliò parte alla composizione dei vari ministeri d'Italia: durante il primo decennio di questo secolo; nella stagione estiva si recava a pigliare il fresco a Ischia; la traversa fiancheggia la casa abitata da lui.

- Via Michele Mazzella. Il Mazzella è un isclano (1841-1918). Fu consigliere a vita nel Comune d'Ischia, per un trentennio tenne la rappresentanza del Mandamento d'Ischia al Consiglio Provinciale di Napoli; per quattro legislature di seguito fu mandato dal Collegio politico di Pozzuoli deputato al Parlamento nazionale.

- Via Ferranle d'Avalos. È la prima spada del Cinquecento il D'Avalos. Sortì i natali sul Castello d'Ischia il 1489, passò di vita a Milano il 2 novembre 1525, dopo aver tolto la città ai Francesi in nome di Carlo V; dorme a Napoli nella sagrestia di S. Domenico Maggiore. Il 27 dicembre 1509, nella cattedrale del Castello si legò di nodi coniugali con Vittoria Colonna. Ischia, a suo tempo, ricordò degnamente il quarto centenario delle nozze; in quella occasione venne murata sulla chiesetta di S. Girolanio la splendida lapide commemorativa: la dettò Mons. Mario Palladino.

- Traversa Enea. Il seme di Roma sferrando dalla Sicilia venne a pigliar riparo a Ischia, a Lacco Ameno, per riattare le navi sdrucite. Da allora l'isola verde venne denominata Enaria.

- Traversa S. Pietro. Piglia il nome dal Patrono di Porto d'Ischia. La ridente piaga è piena del primo Papa: una collina si addimanda da lui: la spiaggia reca quel nome; la tonnaia che là veniva gettata sino al 1854, anno dell'apertura del porto, recava il nome suo; un nuovo rione che sorge sul Cremato viene detto di S. Pietro. La tradizione vuole che, quando il Principe degli Apostoli si recò a Pozzuoli, il 41 di Cristo, abbia fatto una punta anche a Ischia.

- Traversa P. Battistessa. Il Battistessa era un gentiluonio napolitano; restò vittima dei moti del 1799: il ventitré luglio di quell'anno gli dettero la corda, a Ischia, nella contrada Mandra. Venne seppellito nella chiesa di S. Pietro, a Porto d'Ischia.

- Corso Roma. Attraversa tutta la Villa dei Bagni; il nome fatidico venne apposto quando arrivò la disposizione che ogni Comune d'Italia doveva dare a una strada il nome della grande Capitale d'Italia e del mondo Cattolico

- Traversa Venanzio Marone. Era il Marone un medico di Lacco Ameno di chiara fama; nacque il 18 febbraio 1798, passò di vita il giorno 8 settembre 1859. È seppellito nella diruta chiesa del Rosario, nel paese nativo.

- Traversa De Rivaz. Il nome è forestiere, la famiglia teneva stanza a Casamicciola; ha lasciato un volume in lingua francese intorno alle virtù delle acque termali dell'isola; dettava intorno il 1860.

- Via Francesco Buonocore. Sono stati due i Buonocore dello stesso nome: il primo, chiarissimo clinico, da Carlo III di Borbone venne dichiarato protomedico del Regno delle due Sicilie; passò di vita il giorno 11 gennaio 1768; fu sepolto a Napoli nella chiesa di S. Luigi, dell'Ordine di S. Francesco di Paola.
Il nipote, Francesco junior, distintissimo cavaliere isclano, con una fortuna invidiabile, venne travolto dal turbine del 1799; il primo giugno di quell' anno gli fu data la corda a Procida. Ischia intese rendere omaggio alla memoria dello zio e del nipote.

- Piazza Croce. È la piazza centrale di Villa dei Bagni. Come in ogni paese civile, su quello che allora era un arenile, da secoli, venne eretto il segno della Redenzione, ora fiorisce attorno una cittadina che è sul continuo montare.

- Via Giulio Jasolino. Questo insigne medico e filosofo era di Monteleone Calabro; esercitava la professione a Napoli; era un appassionato frequentatore di Ischia. Ha lasciato un libro intorno alle acque termali dell'isola; la prefazione è datata da Ischia, maggio 1587: l'opera ebbe una ristampa il 1689.

- Piazza Benito Mussolini. Uno splendido meriggio del 1924 il Capo del Governo fece lieto della presenza sua Porto d’Ischia: disse parole alate nella sala delle Terme municipali, ripartì su un idrovolante. La piazza dove prima mise piede a terra venne battezzata nel nome di lui e sulla parete delle Terme fu posto un ricordo marmoreo: Qui - fece lieto di sua presenza - il popolo isclano - S. E. Benito Mussolini - il 24 ottobre 1924.

- Corso Giovanni XXIII. Baldassarre Cossa è l’isclano che ha dato maggiore notorietà alla terra natale; entrò nell'elenco dei 264 uomini più solenni: la serie dei Romani Pontefici.
Sortì i natali sul Castello d' Ischia; il padre Giovanni era il feudatario dell'isola; il 17 maggio 1410 venne eletto Papa a Bologna; passò di vita il 1419. Dorme a Firenze, nel Battistero del bel San Giovanni; il sepolcro solenne è del Donatello, architettato d'ordine di Cosimo dei Medici, le maschie sembianze di lui sono gettate in bronzo.
A quei tempi la chiesa era dilaniata dal più terribile scisma; Giovanni XXIII ebbe grazia, con la convocazione del Concilio di Costanza di fare dono della pace alla Chiesa.
Ischia aveva posto troppo in dimenticanza questo elettissimo figlio; ha colto l'occasione; quando il 21 aprile 1934 venne aperta al pubblico la via panoramica di Porto d'Ischia, l’intuito popolare la battezzò nel nome di Giovanni XXIII.

Quanta storia paesana è squadernata per le vie isclane!

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