Le specie vegetali endemiche dell'isola d'Ischia,

ed altre ad areale ristretto, puntiforme

(Situazione attuale e problematiche connesse)


di Gioacchino Vallariello

Agli inizi del 1800 molti studiosi frequentarono l'isola d'Ischia. Tra essi vi furono numerosi botanici, tra cui: M. Tenore, R. Bossa, L. Petagna, G. Gussone, M. Giraldi, A. Orsini, E. Mauri ed altri.
Il contributo maggiore allo studio e alla conoscenza della flora ischitana lo diedero: Michele Tenore pubblicando molte piante presenti nell'isola d'Ischia, nella "Flora Napolitana", (un'opera monumentale incominciata nel 1811 e terminata nel 1836 ) e Giovanni Gussone il quale, tra le sue opere, nel 1854 pubblicò la ben nota flora ischitana intitolata "Enumeratio Plantarum Vascularium in Insula Inarime sponte provenientium vel oeconomico usu passim cultarum", ove venivano descritte numerose nuove specie.
La completezza di questa ultima opera risulta arricchita ulteriormente, non solo dalla presenza di alcune specie molto rare o comunque particolarmente interessanti, ma anche dal fatto che i campioni raccolti ad Ischia e che furono utilizzati per descriverle ed attribuire ad esse un nome, rappresentano i typus delle specie, ed hanno un importantissimo valore scientifico. Così la flora e l'erbario insieme costituiscono una preziosissima fonte scientifica. Attualmente questi campioni di erbario si trovano depositati nel Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Università di Napoli Federico II, ed essi vengono studiati e confrontati a scopo di ricerca da studiosi di tutto il mondo.
Giovanni Gussone chiamato dalla casa reale in qualità di botanico di corte, giunse per la prima volta a Ischia nel 1830, per risolvere alcuni problemi di carattere ambientale, aveva 43 anni, era un valente botanico, profondo conoscitore della sua materia, ed un uomo maturo e sicuro di sé. Egli era stato nominato botanico di corte nel 1827 da Francesco I e mantenne l'incarico anche con il nuovo sovrano Ferdinando II. Fu così che Gussone, grazie alla sua competenza, alla conoscenza dell'isola e alla disponibilità di buoni mezzi economici, pubblicò in occasione della inaugurazione dell'apertura del porto d'Ischia nel 1854 la ben nota flora ischitana.
In questa opera egli dedicò a colleghi a lui cari come Michele Tenore e Federico Dehnhardt alcune specie, altre invece, indicandole con l'epiteto "inarimensis", all'isola che lo ospitava.
Così troviamo dedicate all'isola d'Ischia le seguenti tre specie: Gladiolus inarimensis Guss., Mentha inarimensis Guss., Statice inarimensis Guss..
Nel medesimo periodo, lo stesso autore trovava e descriveva una specie rarissima, la Kochia saxicola Guss., rinvenuta sopra uno degli scogli di S. Anna nei pressi del Castello Aragonese.
Da allora tranne qualche lavoro specifico [Merola A. 1957. Ecologia di Cyperus polystachyus Rottb. Nelle sue stazioni eterotipiche dell'isola d'Ischia. Caputo G., De Luca P. 1968-69. Osservazioni sull'ecologia di Woodwardia radicans L. (Sm.) (Filicopsida, Blechnaceae) nelle stazioni relitte della Campania] su alcune specie presenti sull'isola, poco è stato fatto e a distanza di oltre un secolo e mezzo, l'opera scritta da Gussone sulla flora dell'isola d'Ischia rappresenta, ancora oggi, un validissimo strumento di lavoro per quanti vogliono dedicarsi alla conoscenza e allo studio della flora e vegetazione dell'isola.
Da un'attenta indagine, effettuata recentemente sulla flora presente sul territorio Campano, risulta che almeno una ventina di specie vegetali rare sono presenti solo in questa regione o in pochissimi altri siti al di fuori di essa. Tra queste, alcune sono minacciate da difficoltà ambientali di origine diversa, altre hanno subito una drastica riduzione e quindi si trovano in grave pericolo.

L'isola d'Ischia è, come ben sappiamo, la più grande delle isole del Golfo di Napoli, di origine vulcanica, coinvolta e interessata ancora oggi da fenomeni vulcanici secondari (alta termalità del suolo, presenza di fumarole, sorgenti di acque calde e termali ecc..), queste caratteristiche rendono il territorio isolano estremamente vario anche dal punto di vista vegetazionale.
Su di esso si sono formati habitat molto diversi tra loro sia per la morfologia del territorio che per la struttura microclimatica, inoltre vi sono ambienti particolarissimi che vengono considerati delle vere nicchie ecologiche, in cui ritroviamo in pochissimi metri quadri alcune specie vegetali molto rare e interessanti per la loro biologia, corologia ed ecologia.
Tra le specie presenti sul territorio isolano, ve ne sono alcune il cui areale di distribuzione si estende a regioni tropicali e subtropicali, dove sono diffuse, mentre nell'isola d'Ischia sono presenti con pochi esemplari solo in ambienti molto particolari nei pressi di fumarole. Solo qui tali piante trovano riparo dai rigori invernali e riescono a vegetare, creando così dei microambienti. L'alta termalità del suolo e il vapore acqueo delle fumarole creano un microclima che consente a queste specie di origine tropicale di vivere ad Ischia.
Vi sono alcuni meccanismi poco conosciuti che consentono la sopravvivenza ad alcune piante tipiche della macchia mediterranea come per esempio i Cistus spp. l'Erica arborea L., la Plantago bellardi All. ed altre, anche su terreni ad alta termalità come sono quelli ubicati nei pressi delle fumarole. Uno di essi è il plagiotropismo radicale, che consiste nella modifica della morfologia dell'apparato radicale in funzione della temperatura del terreno. L'apparato radicale si accresce soltanto negli strati superficiali che sono quelli più freschi, in senso orizzontale, parallelamente alla superficie del terreno.
Altre specie a fioritura primaverile o estiva, ubicate sempre nello stesso ambiente, fioriscono in pieno inverno poiché vengono ingannate dalle alte temperature prodotte dalle fumarole e dall'alta termalità del suolo circostante.
E' doveroso segnalare in questa sede che tra le specie vegetali molto rare e significative della flora europea vi è un nutrito gruppo che vive nell'isola d'Ischia, tra cui alcune sono seriamente minacciate di pericolo di estinzione, altre purtroppo sono estinte.
Tra le specie seriamente compromesse perché in regressione, o ad areale molto ristretto, o comunque minacciate di scomparire dal territorio isolano troviamo le seguenti:
Woodwardia radicans ( L. ) Sm. - Pteris vittata L. - Cyperus polystachyus Rottb. - Cyperus aureus Ten. - Gladiolus inarimensis Guss. - Pancratium maritimum L. - Barbella strongylensis Bott. - Trematodon longicollis Michx.
Le ultime due specie sono due muschi rarissimi nel bacino del mediterraneo e sono strettamente legati ad ambienti con attività vulcaniche secondarie, inoltre le Briofite per la loro particolare biologia sono estremamente vulnerabili ai cambiamenti microambientali.
Tra le tante specie scomparse dal territorio isolano voglio citarne solo due tra le più significative:
- Ipomoea imperati (Vahl) Grisebach, una specie legata all'ambiente delle dune sabbiose litorali, rarissima nel bacino mediterraneo occidentale, segnalata per la prima volta su alcune spiagge dell'isola d'Ischia da Michele Tenore nel 1802, e successivamente anche su altre sempre dell'isola da Giovanni Gussone nel 1854. La sua presenza su alcuni litorali ischitani è stata segnalata fino al 1978-80, quando una frana che coinvolse la spiaggia dei Maronti nei pressi di Cava Scura cancellò per sempre dal territorio l'ultima stazione dove questa specie era ancora presente.
- La seconda specie si chiama Kochia saxicola Guss. ed è la specie più rara nell'ambito della flora europea, fu descritta come già abbiamo detto per la prima volta a Ischia nel 1854 da Giovanni Gussone, anche questa specie è ormai scomparsa dal territorio isolano.
Di queste due specie che un tempo erano presenti nell'isola d'Ischia oggi restano solo i campioni di erbario (una magra consolazione) conservati presso il Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Università di Napoli Federico II.
A parte queste specie da me citate, nell'isola d'Ischia vi sono numerose entità floristiche da tutelare, poiché esse non sono costituite da folti gruppi di individui su grandi aree, ma da pochi esemplari, su piccole superfici. Un esempio molto significativo ci viene dato, oltre che dalla presenza delle specie già citate, anche da alcune specie di orchidee spontanee sul territorio.
Quando si pronuncia questo termine si pensa subito ai tropici, alle foreste intricate e incontaminate, ricche di vegetazione lussureggiante. Come ben sappiamo vi sono numerose specie di orchidee su tutto il territorio europeo. Chiaramente sono di dimensioni più modeste rispetto a quelle tropicali, ma non per questo meno belle e interessanti. Da un recente studio floristico e vegetazionale sull'isola d'Ischia è emerso che le specie di orchidee spontanee presenti sul territorio isolano, sono una ventina e vanno tutte salvaguardate e tutelate poiché anche queste specie, come le precedenti, sono protette dalla legge regionale del 25 novembre 1994 n. 40, che tutela la flora endemica e rara della Campania.
Tra esse le più significative presenti sul territorio isolano sono:
Aceras anthropophorum (L.) Aiton fil - Cephalanthera damasonium (Miller) Druce - Cephalanthera longifolia (L.) Fritsch - Dactylorhiza romana Sebastiani et Mauri subsp. pseudosambucina - Dactylorhiza saccifera (D. maculata (L.) Soò subsp. maculata ) - Epipactis microphylla (Ehrh.) Swartz - Limodorum abortivum (L.) Swartz - Neotinea intacta (Link.) Reichenb. Fil. - Ophrys apifera Hudson subsp. apifera - Orchis coriophora L. - Orchis papilionacea L. subsp. papilionacea - Orchis provincialis Balbis - Serapias cordigera L. - Serapias lingua L. - Spiranthes spiralis ( L. ) Chevall. (unica specie a fioritura autunnale).

Dal 1950 ad oggi l'isola ha subito profonde trasformazioni, ma nonostante tutto si potrebbe ancora intervenire per limitare i danni e salvaguardare il patrimonio botanico e ambientale dell'isola d'Ischia.
Per proteggere l'ambiente che ci circonda dobbiamo prima conoscerlo ed amarlo, per poter in seguito intervenire nel modo più idoneo a riparare i guasti prodotti dalle nostre alterazioni. L'intervento dell'uomo non si limita a modificare o a modellare l'ambiente, ma lo degrada per produrre tutto quello di cui ha bisogno.
Lo sfruttamento intensivo degli arenili, la captazione o la deviazione delle sorgenti termali, gli incendi, il taglio indiscriminato dei boschi sono alcuni dei fattori che concorrono alla alterazione degli ambienti naturali, e quindi alla scomparsa di alcune specie di flora e fauna dal territorio. Ad esempio lo sfruttamento intensivo delle coste sabbiose del territorio isolano ha determinato la scomparsa quasi totale di quelle specie tipiche delle dune litorali che un tempo erano presenti nell'isola, tra cui le più rappresentative sono:
Eryngium maritimum L. - Cyperus mucronatus Mab. - Glaucium flavum Crantz - Cakile maritima Scop. - Salicornia herbacea L. - Crithmum maritimum L. - Calystegia soldanella L. - Anthemis maritima L. - Pycnocomon rutifolium Vahl - Medicago marina L. - Pancratium maritimum L. - Euphorbia paralias L.
Nell'isola d'Ischia molte zone costiere con ambienti tipici, popolati da flora e fauna mediterranea, sono stati depauperati e snaturati. E' sufficiente fare un giro dell'isola in barca per rendersi conto che in molte di queste zone costiere con rupi scoscese a strapiombo sul mare, dove un tempo prosperavano esemplari tipici della macchia mediterranea come: Quercus pubescens Willd., Myrtus communis L., Pistacia lentiscus L., Anthyllis barba-jovis L., Calycotome spinosa Lk., Statice inarimensis Guss., Matthiola incana R.Br., Euphorbia dendroides L. e tantissime altre, siano regredite o scomparse del tutto.
Al loro posto si trovano oggi specie molto più resistenti, di ambienti aridi o desertici, molto spesso di origine americana che conferiscono al panorama costiero un aspetto non più naturale, non più tipicamente mediterraneo.
La contrazione degli areali tipici della macchia provoca inevitabilmente anche una riduzione dell'avifauna stanziale e migratoria determinando l'allontanamento e la scomparsa di alcune specie per le mutate condizioni edafiche, meno favorevoli, per la riduzione di luoghi sufficientemente protetti per il ricovero e la nidificazione.
Nell'isola d'Ischia sono numerose le specie vegetali estranee agli ambienti tipici della macchia mediterranea, che si stanno rapidamente e notevolmente diffondendo, occupando tutti quegli spazi lasciati liberi dalle specie tipiche di macchia che a causa delle alterazioni ambientali non riescono a sopravvivere.
In una recente indagine specifica condotta sul territorio isolano sono state individuate, classificate e censite circa cinquanta specie vegetali di questo tipo. Alcuni esempi sono costituiti da grossi popolamenti di: Agave americana L., Opuntia ficus-indica Mill., Aloe arborescens Mill., Ailantus glandulosa Desf., Robinia pseudo-acacia L., Carpobrotus edulis L., Nicotiana glauca Grah. ecc.. ecc..
La scelta del tutto personale di parlare solo di queste specie particolari e dei grossi problemi a loro connessi ha lo scopo di richiamare l'attenzione su una realtà emersa da recenti studi floristici sul territorio, e dal fatto che alcune specie tipiche della flora ischitana sono ormai estinte, e quindi definitivamente scomparse dal territorio isolano, e in alcuni casi da quello nazionale; cerchiamo di salvaguardare e proteggere le altre, che corrono lo stesso rischio (credetemi sono numerose).
Le cause che portano alla regressione o alla totale scomparsa di una specie sono sempre le stesse, la forte antropizzazione legata all'alterazione o alla distruzione dell'ambiente naturale, molto spesso operata dall'uomo.
Gli abitanti dell'isola d'Ischia hanno la fortuna e l'onore di avere sul proprio territorio una flora spontanea eccezionale ricca di specie di notevole interesse scientifico (invidiata in tutta Europa) ma devono avere anche l'onere di mantenerla e conservarla il più possibile intatta, per trasmetterla, così come l'hanno ereditata, ai loro figli e alle popolazioni future.

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