Il termalismo e l'educazione alla salute

di Giulio De Marco

   Al tema propostomi: L'utilizzazione del termalismo passa attraverso l'educazione alla salute, se si aggiungesse un punto interrogativo, non basterebbe forse un semplice e sintetico "si!"?
All'operatore colto e aggiornato il significato ed il valore dei tre termini: termalismo, educazione e salute non può sfuggire e riserva ad essi la considerazione che la valenza dei significati impone, ma all'uomo della strada, al cittadino gratificato dall'elevazione del livello economico, dal consumismo, dal progresso tecnologico ecc., chi mai s'impegna a spiegare il significato profondo di educazione e salute? Dalla conoscenza di questi significati scaturisce nell'individuo la capacità di valutare i benefici che possono produrre le risorse naturali sullo stato di salute.
Educare, dal latino educere, secondo Palazzi, Cerutti e Rostagno, deve essere ritenuto come l'atto di svolgere, sviluppare in altri capacità fisiche e psichiche.
Orbene, se per sanitaria si intende: che concerne la sanità, l'essere sani, si giunge ad un esatto significato di Educazione Sanitaria: l'atto, cioè, di sviluppare in altri facoltà fisiche e intellettuali utili al mantenimento e al recupero dello stato di salute.
È attraverso questo processo, dunque, che l'uomo raggiunge il traguardo della capacità di analisi del mondo che lo circonda con le sue risorse, naturali e non, ed il potere di sintesi del "quali, quante e come" queste risorse utilizzare.
Prima però di valutare quali e quante risorse utilizzare e come utilizzarle, vorrei concentrare l'attenzione su due elementi importanti del nostro discorso: chi deve ricoprire il ruolo di operatore nel processo e cosa si intende, correttamente, per "salute".

      L'OPERATORE - L'educazione, essendo un processo di induzione, deve prevedere l'esistenza di operatori capaci di ricoprire questo ruolo in funzione di tre esigenze basilari: conoscenza profonda delle problematiche, capacità di trasmettere, adozioni di metodologie corrette.
Non è difficile, a questo punto, individuare negli operatori sanitari e negli insegnanti le forze attive su cui contare; i primi, per una più profonda conoscenza delle problematiche sanitarie, i secondi per una più spiccata capacità di trasmettere, e perché professionalmente adusi all'adozione di metodologie (1).
Per completare il discorso non ci può e non ci deve apparire superfluo ribadire il significato profondo e complesso del termine salute.

       SALUTE - Sono passati ormai più di quaranta anni dal giorno in cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ribaltando una errata interpretazione del termine, secondo cui per stato di salute bisognava intendere "assenza di malattia", pur lasciando aperto il dibattito per una più approfondita ed ampia interpretazione, affermava: "Salute è stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non solo assenza di malattia o di infermità".
Questa definizione ci dovrebbe portare, e non sempre accade, almeno ad una considerazione: le tre componenti hanno, nel determinismo dello status, lo stesso peso e la stessa valenza, convivendo in un equilibrio tale che al di qua e al di là di esso, si propongono lo stato di salute e la malattia.
Questo confine, tanto più si sposta a favore dello stato di salute quanto più la presa di coscienza, l'educazione alla salute hanno radicato nell'individuo i convincimenti alla utilità di adottare modelli comportamentali capaci di produrre "salute".
Tutto quanto premesso è sicuramente una superficiale trattazione che, in altre condizioni e situazioni, ha comportato tempi lunghi di studio e dibattito, ma noi, oggi vorremmo, con estrema semplicità, giungere a delle ovvie conclusioni generate dalla corretta interpretazione dei termini e dei concetti.
Partendo dal presupposto che il processo educativo è tanto più efficace quanto più precocemente iniziato, non è difficile comprendere come il ruolo della scuola abbia un peso determinante nella costruzione di una coscienza sanitaria; è, appunto, sulle giovani generazioni che il processo educativo raggiunge più concreti risultati in tempi sempre più brevi. Più solidi e concreti risultati, perché l'adozione di corretti comportamenti sarà un'abitudine che daterà dall'infanzia, in tempi sempre più brevi, perché, nel tempo, il mondo che circonderà colui che avrà fruito del processo educativo, sarà popolato da una percentuale sempre minore di elementi che trasgrediscono e da una percentuale di soggetti via via maggiore che si proporranno in veste esemplare (2).
Si comincia a delineare, dunque, l'immagine dell'individuo capace di tendere alla salute, perché conosce e comprende, per cui, attraverso l'analisi delle disponibilità e dei bisogni, giunge, con senso critico, alla scelta dell'azione, all'atteggiamento da assumere, al rifiuto o all'accettazione di quanto, rispettivamente, pregiudica o favorisce il permanere o il recupero dello stato di salute.
È a queste conquistate capacità, dunque, che l'uomo farà appello al momento in cui dovrà operare le scelte. Al fine di mantenere il più a lungo possibile lo stato di salute, o di abbreviare al massimo i tempi di recupero di esso, riserverà, sicuramente, una particolare considerazione alle risorse naturali.
È da queste che le complesse funzioni dell'organismo, fin dove è possibile, traggono maggiori vantaggi, riducendo notevolmente il ricorso a quello che, nell'accezione comune, passa col nome di farmaco.
Il progresso della scienza ci ha sicuramente fornito preziosi strumenti atti, più che a mantenere, a recuperare lo stato di salute, ma di quanto si ridurrebbe il ricorso a questi strumenti, se non si fosse verificato, proprio in funzione di un sistema di vita indotto dal progresso, quel lento e progressivo allontanamento dalle risorse naturali?.
Dei benefici, che scaturiscono dall'utilizzo delle risorse naturali, l'uomo ha un'esperienza millenaria ed il progresso della scienza non è riuscito a scalfirne minimamente il valore.
Questa affermazione non teme smentite, non offre spazio ad opposizione, perché patrimonio della storia dell'uomo; per gli alimenti ed i medicamenti, da millenni l'uomo attinge a piene mani dalle risorse naturali; se, però per gli alimenti, l'umanità, ancora oggi, nella sua stragrande maggioranza, non si allontana di molto dalle risorse naturali, per contro, l'allontanamento da altre risorse è risultato via via più diffuso, specificamente nei paesi evoluti, in funzione di vari fattori, fra cui una più diffusa alfabetizzazione, il rilevante e rapido progresso scientifico che ha portato a storiche conquiste, una sempre più ridotta considerazione dei benefici che produce il rapporto uomo-natura e, non ultimo, modelli di vita in cui l'ansia e la fretta hanno sempre più pregiudicato l'equilibrio psicofisico dell'individuo (prova ne siano la ndiffusione e l'uso sconsiderato degli psicofarmaci).
Di tante risorse, il termalismo è una di quelle che, sicuramente, risulta penalizzata rispetto al passato, ed il problema non va guardato sotto l'aspetto della richiesta di utilizzo terapeutico di queste risorse, perché, in questo senso, si potrebbe anche essere fiduciosi, ma è venuto meno il culto del termalismo come pratica abituale, non dell'ammalato, ma dell'individuo che, in condizioni di buona salute, questa risorsa inquadra nell'ambito delle esigenze complementari del quotidiano.
Vorrei, quindi, tralasciare la troppo antica storia del termalismo nel dottrinario medico: dove e a quando si dovrebbe riportare la più remota citazione? ai Greci, agli Etruschi, ai Romani, agli Orientali? Ad Ippocrate col suo libro "Dell'aria, delle acque e dei luoghi", agli Etruschi, che valorizzarono sorgenti e costruirono terme, ai Romani che grande considerazione riservavano alla idroterapia e alla crenoterapia e via via nei secoli da Ippocrate ad Asclepiade di Bitinia e Temisone di Laodicea con la teoria degli atomi e dei pori e poi Celso e Plinio il Vecchio con la sua classificazione delle acque termali.
Nel tempo, fino all'800 e '900, giungendo ai giorni nostri, prestigiosi italiani come Mariani, Scivardi, Messini, Vinai e stranieri come Vetter, Clark, Wintemitz, hanno sempre più scientificamente documentato il valore terapeutico delle acque termali, tanto da produrre nella legge di riforma italiana l'attribuzione di particolare valore al termalismo nei confronti della riabilitazione, e tanto da garantire, attraverso l'art. 36, le prestazioni idrotermali "limitate al solo aspetto terapeutico", a tutta la popolazione, "nei limiti previsti dal Piano Sanitario Nazionale".
Ma è proprio questa visione che penalizza riduttivamente il valore del termalismo, che, se come dicevo poc'anzi, viene inquadrato nell'ambito delle esigenze complementari del quotidiano e non nella semplicistica veste del medicamento, può incidere positivamente sull'individuo, perché per tutto quanto la pratica del termalismo comporta, risulterebbe sicuramente favorito nella sua globalità il concetto di stato di salute, quell'indispensabile equilibrio stabile tra soma
È su questa triplice ed allo stesso tempo unitaria visione del concetto che l'offerta termale si deve proporre.
Già da qualche tempo, a livello di eminenti studiosi del campo si tende ad affiancare i tre momenti nella pratica del termalismo. Nell'aprile dell"86, a Milano, nella conferenza "Il Termalismo: la sua validità scientifica, una risposta attuale per una diversa qualità della vita", se da un lato personalità di chiara fama come Rossi-Bernardi, presidente del CNR, Beretta-Angiussola, Gori, premi Nobel come Daniel Bovet, non hanno mancato di ricordare la messe di ricerche di ordine critico, biologico, chimico, fisico per lo studio della composizione delle acque minerali, dei fanghi e delle inalazioni che hanno prodotto numerosi studi sulle applicazioni cliniche, prova dell'ndiscutibile fondamento scientifico da attribuire alle cure termali, per altro verso, in quella stessa conferenza, si è dato il giusto rilievo a quegli elementi che intervengono sulla componente psichica: l'intervallo dal lavoro, il periodo di riposo, il mutamento di sede, la maggiore disponibilità di tempo libero, l'ambiente salubre delle sedi termali, tutti elementi che, in definitiva, "producono risultati positivi per quanto riguarda la qualità della vita" (3).
Ed è proprio in queste componenti, sempre presenti, che si fonda la valenza della pratica, "questo intreccio tra motivazioni scientifico-sanitarie e motivazioni legate alla realizzazione di condizioni psico-fisiche ed ambientali che possono accrescere la qualità della vita" (3).
Concludendo, vorrei dire: Non è suggestivo pensare che queste positive, moderne, scientifiche valutazioni non sono più di quanto, in antico, per legittima ignoranza, veniva definito "i prodigi di acque miracolose"?


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1 G. de Marco - L'Educazione sanitaria e la Scuola, Relazione al I Convegno Regionale Campano, 1988.
2 G. de Marco - Teoria del Piccolo Educatore Sanitario, Comunicazione alla Conferenza Interregionale Italiana di Educazione sanitaria, marzo 1987.
3. Minerva Medicopratica - Il Termalismo, 3/1987.

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