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Ischia : denominazioni

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Mappa di Ortelio
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Cava dell'isola
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P. Polito e C. Mennella
due vite per la conoscenza

 

1. L'isola di Ischia

Ortelius Map

2. Che questa Isola sia stata chiamata precedentemente Aenaria, Arima, Inarima e Pithecusa è stato sufficientemente testimoniato da Omero, Aristotele, Strabone, Plinio, Virgilio, Ovidio e altri scrittori. Ora è chiamata Ischia conformemente al nome della città costruita sulla cima di un masso roccioso in una forma che assomiglia piuttosto all’osso dell’anca, come testimonia Ermolao Barbaro, o anche per la forza e difendibilità del luogo, come pensa Volaterrano.

3. Anche se sembra certo che questi siano solo sinonimi di una sola e della stessa isola, nondimeno Mela, Livio e Strabone sembrano considerare Aenaria e Pithecusa come due isole distinte. Come sembra fare anche Ovidio in questi versi: Inarimen Prochitamq. legit, steriliq. locatas / Colle Pithecusas, habitantum nomine dictas, e cioè: (Enea naviga da Inarime, dall’isola di Procida, dalla sterile Pitecusa, una città in cima ad una alta rupe, dove errano le fraudolenti scimmie). Dove per Pithecusas vuol dire, come penso, la città antica dello stesso nome e l'isola intera.

4. Anche se ora l’antica città è congiunta all'Isola, nei primi tempi fu chiamata anche Gerunda, e fu separata e non congiunta all'isola, come Pontano, un uomo degno di fiducia, dice nel secondo libro che scrisse sulle guerre di Napoli. Lui dice che nel suo tempo fu unita all'isola da una strada fatta tra loro. Prochita, distante non lontano (Plinio  scrive che si era staccata da Pithecusa) è detta prima unita a Ischia e poi separata.

5. Lo stesso autore dice (come asserito da Strabone) che tutto questo tratto faceva parte del continente ed era parte di capo Miseno. Ciò è confermato da Pontano che nel libro sesto del volume citato si esprime con queste parole: che Aenaria, dice, sia stata staccata dal continente è provato da molte cose, e cioè le rocce tagliate, la terra piena di caverne, la natura del suolo identica a quella del continente, vale a dire povera, arida e ricca di sorgenti calde.

6. Sviluppa fuochi ardenti nel centro della terra per la quale ragione è manifesto che contiene molto allume. Andrea Baccio nel suo famoso libro sui Bagni del mondo intero scrive che questa isola non solo assomiglia alla Campania (di che era una volta una parte) riguardo alla fertilità del suo suolo, ma anche per la somiglianza e similitudine dei suoi bagni.

7. Eritreo, basandosi sul 9° libro dell’Eneide di Virgilio pensa che fu chiamata Arima per un genere di persone o bestie con quel nome, e Virgilio fu il primo che, quando tradusse l'espressione greca di Omero " ein arimois " unì la ein ed arimois, alterando la declinazione e il numero creando la nuova parola Inarime.

8. E, come riporta Plinio, fu chiamata Aenaria perché le navi di Enea ripararono in questo, & Pithecusa, non per il grande numero di scimmie, ma da pitos = vaso di creta. Ma questa è una congettura alla quale fece riferimento lo stesso Eritreo.

9. Ancora, Servio, a mio giudizio, sembra, seguendo il 6° libro dell’Eneide di Virgilio già citato, parteggiare con Plinio quando dice che vicino a Cuma c'era un certo luogo chiamato Doliola (che vuol dire, se noi l'interpretiamo, botte). Ed è più probabile che questa Isola dovrebbe prendere il suo nome da quel luogo col quale fu unito una volta, secondo l'opinione di questi bravi autori, piuttosto che dalle scimmie (io non credo alla favola di Ovidio) delle quali bestie non c’è né c'è mai stata traccia qui.

10. Questa isola  è stata sempre soggetta a terremoti, eruzioni ed alla presenza di acque calde, per quanto ne sappiamo per sicuro da Strabone e Plinio. La montagna che Strabone chiama Epomeo e Plinio Epopon, ora loro la chiamano monte di S. Nicola, si suppone che abbia arso internamente per la stessa ragione, e sia stato scosso da terremoti ed eruzioni.

11. Di conseguenza, è qui che sorse la favola sul gigante Tifeo (se ne può leggere in Omero, Virgilio, Silio Italico (che lo chiama Giapeto), Lucano ed altri), e come dice lo stesso Strabone che Tifeo giace sotto questa montagna, ed emana fuoco ed acqua. Si è detto poi dai recenti scrittori che questa isola è molto fertile, come G. Elisio, Francesco  Lombardo, Giovanni Pontano, Solenandro, Andrea Baccio e particolarmente Iasolino, l'autore di questa mappa. Lui elenca fino a 18 bagni naturali e 35 altri bagni da lui scoperti.

12. Oltre questi bagni, lo stesso autore menziona 19 stufe o fumarole e 5 arene calde con sabbie medicinali, eccellenti per la salute. Su questo fuoco all’interno della terra, Aristotele nel suo libro sui Miracoli della Natura dice che ci sono certe stufe che bruciano con un genere ardente di forza e calore molto fervente, ma non scoppiano mai in fiamme.

13. Ma Elisio, Pandolfo e Pontano riportano al contrario. C'è un luogo su questa Isola di Ischia, ad un miglio dalla città con lo stesso nome che, a causa del fuoco furioso che ha bruciato al tempo di Carlo  II nell’anno 1301 che ora è chiamato Cremate. Qui le viscere della terra si aprirono  e venne fuori fuoco fiammeggiante, che si estese per lungo tratto nel piccolo villaggio. E furono lanciate pietre enormi nell'aria, mescolate con fumo, fuoco e polvere che, venendo in giù col loro proprio peso e con violenza cosparsero qua e là la terra, trasformando un'isola fertile e piacevole in una completa devastazione.

14. Questo fuoco continuò a bruciare per due mesi, così che molti, uomini e bestie, morirono, ed il fuoco costrinse molti a trovare riparo nelle isole vicine o in continente. Inoltre questa isola è per molte cose molto fruttifera, per cui ha eccellenti vini di vari generi, come quelli chiamati vino greco, vino romano ed il sorbigno e il codacavallo.

15. Produce buon mais sul monte San Nicola (monte Epomeo). Su questa isola crescono dappertutto in gran numero il cedro, il limone e l'albero di mela cotogna. Si trovano allume e zolfo all'interno della terra. Ha per un tempo molto lungo avuto delle vene di oro, come Strabone ed Elisio hanno scritto, ed ancora come dice Iasolino. Intorno alla collina chiamata comunemente Monte Ligoro c’è una grande abbondanza di fagiani, lepri, conigli e altre bestie selvatiche.

16. Presso il Capo di St. Angelo si prendono molti pesci, e si pesca anche il corallo. Non lontano da là è il porto Ficus o Fichera dove l'acqua bolle così calda che la carne o il pesce vi vengono cotti molto rapidamente, presentando anche un gusto piacevole e molto saporito. C'è una fontana chiamata Nitroli che è ammirabile a causa delle sue grandi virtù per guarire certe malattie, ma anche perché il lino lavato nella sua acqua diventa massimamente bianco come neve.

17. L'autore di questa Mappa dice che questa isola per la sua posizione, il buon clima, la fertilità del suo suolo, per le miniere di metallo e per forti vini supera le altre 25 isole che ci sono nella baia di Napoli. Tra il promontorio dell’Aguglia e l'altro chiamato Cephalino c'è una grande insenatura che è un porto sicuro per le navi. È probabile che Enea sbarcò qui come dice Ovidio, e vi si fermò anche Pompeo, quando navigò dalla Sicilia verso Pozzuolii. Appiano scrive di questo  nel 5° libro delle sue Guerre Civili.

18. Sulla stessa isola, opposta a Cuma, c'è un lago che è pieno di folache o anatre che trovano cibo nelle circostanti paludi. Le parole di Plinio sono molto significative. Su questa isola, lui dice, una città intera fu affondata. Ed in un'altra occasione, per il risultato di un terremoto, la terra si aprì in una voragine, che chiamò “stagnum”. 

19. Lo stesso Plinio ha registrato che, se uno qui taglia un albero di Cedro, germoglierà di nuovo. Livio dice che i Calcidesi di Euboea furono i primi ad occupare questa isola, ma Strabone dice che i primi abitanti furono gli Eretriesi. Anche questi vennero dall'isola di Euboea. Io penso che Ateneo nel suo 9° libro vuole indicare questa isola, anche se non la menziona, quando dice che la vide (navigando da Dicoearchia a Napoli) abitata da pochi uomini, ma da moltissimi conigli.

20. Vicino a questa isola c’è l'isola di Procida, un'isola così chiamata non dalla nutrice di Enea, ma perché si era staccata da Aenaria, profusa ab Aenaria, o, come scrive Strabone, da Pithecusae.

21. I poeti pensano che il gigante Minas giaccia sotto questa Isola, come Typhon sotto Ischia. Silio Italico: Apparet Prochita sortita saevum. Orazio ne scrive a Calliope nel suo 3° libro delle sue odi. Andrea Baccio scrive di questa isola: È una piccola isola, ma molto piacevole, ricca di metalli e acque calde, ed ancora che, a causa delle sue emanazioni di fuoco, come scrive Strabone, non fu mai occupata. Ancora conserva il suo nome antico, ed è chiamata Procida. Su questa isola si può leggere di più in Scipione Mazzella nelle sue annotazioni al volume di Elisio sui Bagni di Pozzuoli.

22. Ischia

23. Ischia si trova nel Mediterraneo e si usò chiamarla Aenaria, ma ora è chiamata Ischia come una omonima città prima considerata un'isola separata (come testimonia anche Pontano) ma poi congiunta alla terra principale. Veramente la maggior parte di queste isole erano unite alla terraferma, ma ne sono state separate di nuovo da tempeste e movimenti. Sull'isola di Ischia le rocce erose, le caverne della terra simili a quelle del continente, sono ricche di sorgenti calde. Ci sono dei corsi d’acqua sotterranei, e molto allume. Andrea Baccio ne scrive brevemente nel suo famoso libro su bagni caldi.

24. Questa isola ha la fertilità della Campania, alla quale era connessa, ma ha anche lo stesso genere di bagni caldi. Da Strabone e Plinio noi sappiamo che è molto soggetta ai terremoti, e che qualche volta sono eruttate anche acque e sorgenti calde. Durante il regno di Carlo II, l’anno 1301, un fuoco enorme eruttò dalla terra, con fragore terribile lanciando pietre e fuoco e fumo presso un luogo chiamato Cremate, e durò per due interi mesi. La parte più fertile dell'isola fu danneggiata moltissimo da questa violenza.

25. Inoltre, questa isola è molto fertile. Produce vari generi di vino, come testimoniano  molti scrittori antichi e moderni, e buon mais vicino alla montagna dell’Epomeo. Trovansi dappertutto qui l'albero di limone e l’albero di mela cotogna. Allume e solfo sono scavati dalla terra. Possiede anche oro, secondo antichi e moderni scrittori. Al Monte Ligoro si cacciando molti fagiani, lepri, conigli e altri animali selvatici. Vicino al promontorio di St. Angelo si pescano molti pesci così come i coralli. Non lontano di là è il porto di Fichera, dove l'acqua calda sgorga dalla terra con un calore capace di cuocere carne e pesci, che hanno un gusto eccellente.

26. C'è anche una fonte chiamata Nitroli che guarisce molte malattie e imbianca notevolmente il lino che vi è  bagnato per tre giorni. L'autore di questa mappa afferma che questa isola, e le venticinque altri che si distinguono nella baia di Napoli, hanno un clima molto temperato grande fertilità della terra, eccellendo soprattutto in vini nobili. L'isola di Procida si trova vicino ad Ischia. È una piccola e bella isola, ricca di metalli e sorgenti calde. Ha pochi abitanti a causa delle sue numerose eruzioni vulcaniche alle quali è soggetta. Ancora conserva il suo vecchio nome di Procida.

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