LA RASSEGNA D'ISCHIA

 
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Il pensiero informatico

di Carmine Negro

L'occasione della presentazione di una esperienza che si sta realizzando nella Scuola Media "S. Caterina da Siena" di Forio permette una riflessione sul mondo della scuola, oggi più che mai al centro del dibattito culturale nel nostro paese.

PREMESSA
Il destino dell'uomo, con la tensione ad andare avanti sulla via della ricerca e dello sviluppo, è intimamente legato alla capacità di tramandare tutto quanto è il bagaglio delle conoscenze alle nuove generazioni. La trasmissione del sapere diviene, così, il momento focale e la piattaforma per ogni nuova spinta verso più alti traguardi. E la scuola, a cui la società demanda questo incarico così essenziale e delicato per il suo futuro, vive in modo intenso e talora drammatico questo compito.
Ad una struttura complessa, in cui convivono frazionate competenze ed interessi diversi, spesso collidenti, poco si concilia il ruolo di attento ed attivo custode dell'esperienza umana nascosta dietro lo sviluppo del sapere diviso per necessità in singole materie, specie in una società, come la nostra, in così rapida evoluzione.
Ma se carenze strutturali, economiche e culturali inducono allo scetticismo e spesso lo scetticismo pervade gli operatori scolastici, non bisogna dimenticare che al centro di ogni azione c'è l'alunno, una persona, che in questo momento storico e in queste condizioni deve essere aiutato a costruirsi.
Da tali considerazioni si è partiti per un progetto, che, sfruttando le possibilità, che l'attuale normativa offre, il tempo prolungato, tende a proporre, anche se ancora timidamente, un modello capace di approfondire il passato, interpretare il presente, proiettarsi nel futuro: l'educazione al pensiero informatico.

INFORMATICA: studio dei modi di raccolta, classificazione, conservazione, gestione e diffusione delle informazioni per mezzo di strumenti meccanici.

INFORMATICA E PROGETTAZIONE CULTURALE
Buona parte del dibattito, aperto da anni nel mondo della scuola, verte sull'introduzione dell'informatica, sia come nuova disciplina, sia come metodo per l'uso didattico del calcolatore in altre discipline.
E questo perché si fa sempre più urgente rinnovare il curricolo per adeguarlo ai nuovi bisogni formativi emergenti dal passaggio tra un sistema di economia, di tecnologia, di cultura ed un altro in cui l'informazione giocherà un ruolo determinante quale simbolo e contenuto ad un tempo di gran parte delle transazioni immateriali, di cui la società sarà sempre più costituita (N. Delai: "Macchine geniali, una sfida di oggi" ? Media Duemila 1983).
Alla vecchia concezione del curricolo come somma di materie rinnovabili attraverso l'aggiunta di questa o quella disciplina, oggi si tende a contrapporre un curricolo come sistema di esperienze organizzate per l'apprendimento di abilità che consentano di trattare le conoscenze in relazione a scopi diversi. Questa scelta culturale di fondo porta a rifiutare l'inserimento di qualche ora di alfabetizzazione intesa come addestramento all'uso di un linguaggio di programmazione ma a ricercare quelle nuove abilità di base che risultano dalla consapevolezza del tipo di trattamento della informazione implicato nelle esperienze di apprendimento relative a ciascuna arca disciplinare.
Educare all'informatica in questa visione, oltre ad ampliare le conoscenze e determinare l'acquisizione di nuove competenze (proponendosi come attività extracurricolare possibile, grazie alla legge 517), tende a fornire ai ragazzi la possibilità di potenziare le capacità logiche, accrescere le potenzialità di organizzare analiticamente i processi risolutivi sapendo analizzare e, quindi, programmare un elaboratore.
Educare all'informatica significa anche comprendere il calcolatore, identificarlo per quello che è, al di fuori dell'alone che intorno ad esso hanno costruito i massmedia, e riconoscerlo solo per una macchina formidabile, velocissima, ma sicuramente stupida. Usare consciamente l'elaboratore significa anche ribaltare il ruolo del ragazzo di fronte alla macchina, spostare la sua posizione da fruitore passivo di videogames a operatore attivo, a risolutore di procedure. di piccoli problemi scolastici e non.

INFORMATICA: l'aspetto pedagogico
Per introdurre un progetto di educazione al pensiero informatico nella scuola media resta da verificare la possibile attuazione sul piano pedagogico.
L'età in cui i ragazzi frequentano la scuola inedia (1114 anni) consente di operare un tale progetto con buone prospettive. Secondo Piaget è proprio intorno agli 11/12 anni che avviene una sostanziale trasformazione nella formazione del pensiero del l'adolescente; il passaggio dal pensiero concreto al pensiero formale. In questa particolare fase dell'età evolutiva il ragazzo riesce ad organizzare strutture logiche capaci di approntare problemi di tipo ipotetico?deduttivo.
È una trasformazione sostanziale: prima di questo momento il ragazzo ha avuto necessità di operare concretamente sugli elementi costitutivi dì un problema con situazioni ed implicazioni di tipo logico?consequenziale; adesso invece diventa capace di formulare idee ' rappresentazioni senza dover ricorrere continuamente al sostegno concreto della percezione.
È necessario in una prima fase operare sul concreto (fase manipolativa) e passare in un secondo momento su procedure non strettamente legate ad attività pratiche.
Il risultato finale tende innanzi tutto ad organizzare in forma compiuta la soluzione di problemi, non finalizzandola ad una soluzione ma a tutta una categoria di situazioni simili, ad imparare una nuova lingua con le regole di grammatica e sintassi,' a codificare attraverso strutture formali il linguaggio naturale, a non dare mai niente per scontato o sottinteso, ma procedere per piccoli, semplici, inequivocabili passi, trovare una propria personale soluzione ad un problema.

INFORMATICA: il progetto
In una indagine effettuata all'inizio dell'anno su interesse e partecipazione ad un eventuale corso di informatica più del 90% dei ragazzi rispose positivamente. Ma una verifica più attenta permise di osservare che l'informatica veniva identificata, dalla maggior parte, esclusivamente con il calcolatore. Per questo motivo nell'articolare il lavoro ci si pose come primo obiettivo quello di sfatare l'alone di mistero che circondava la macchina.
Così partendo dai primi strumenti che l'uomo ha utilizzato per risolvere più celermente i calcoli: le mani, si è percorsa la storia che dalla prima macchina calcolatrice ha portato all'elaboratore elettronico sottolineando la stretta correlazione esistente tra evoluzione scientifica e condizione umana.
Dopo l'abaco e similari si è passati alla prima macchina puntando sulla nuova conquista: il riporto automatico. Partendo da un semplice carillon si è presentato il concetto di programma alla base delle macchine con schede perforate, dal funzionamento di un campanello elettrico e del sistema binario alle prime macchine elettromeccaniche. Sono state poi presentate, con l'ausilio di fumetti, le strutture più importanti di un moderno elaboratore.
La presentazione di situazioni problematiche differenti ha permesso di evidenziare la necessità di elaborare un modello per la loro soluzione. Così dopo l'individuazione dei dati iniziali e finali di un problema si è puntato su uno dei concetti più noti dell'informatica: il concetto di algoritmo.
L'algoritmo, anche se nato molto prima dell'avvento di questa disciplina, è senza dubbio una nozione chiave in informatica, secondo alcuni la "ricetta" per la soluzione di un problema, destinata ad essere seguita passo passo dall'educatore.
Ma conoscere la sequenza elementare di operazioni con la necessità del passaggio da un linguaggio descrittivo ad uno regolativo non significa solo entrare nel tempio dell'informatica, ma anche migliorare la propria capacità di modellare e capire problemi e situazioni reali. In una parola l'algoritmo consente di costruire un modello della realtà.
La progettazione di semplici algoritmi, che descrivano la strategia risolutiva di un problema, la sua espressione sotto forma di programma per mezzo di un linguaggio di programmazione e la relativa esecuzione da parte di un computer, sono in sintesi i punti cardini su cui si poggia il progetto.

INFORMATICA: alcune riflessioni
L'educazione al metodo informatico può, infine, essere di ausilio all'insegnante nel gravoso compito della programmazione.
Può, in particolare, aiutare nell'analisi della situazione di partenza, essenziale per definire il bisogno dell'utenza; coadiuvare in quello che è il punto più critico dell'insegnamento, la valutazione, verifica dei risultati conseguiti e base di partenza per lo sviluppo successivo dell'attività didattica.
Per valutare è necessario conoscere bene gli obiettivi comportamentali (quello che il ragazzo deve sapere o saper fare per dimostrare d'aver conseguito quanto proposto) e ci sono difficoltà oggettive e tanto lavoro per le singole discipline. E la declinazione in obiettivi comportamentali può essere fatta conoscendo gli obiettivi didattici per aree e non solo della singola materia, ad opera del consiglio di classe. Questi a loro volta devono rispecchiare le finalità che la scuola si prefigge nell'ambiente socio?culturale in cui è chiamata ad operare. Ma gli obiettivi devono nascere da una conoscenza non superficiale e pressappochista dell'alunno...
Ecco la necessità di un viaggio di ricerca nella disciplina per puntare sempre più all'essenziale, capace di definire comportamenti meno difficilmente valutabili.
Un viaggio nel mondo di colui che è il fruitore dell'esperienza umana nascosta nella materia.
Un viaggio che non può e non deve essere fatto da soli ma con chi ci opera a fianco.
Un viaggio per il quale è necessario, e non è facile, abbandonare il proprio ruolo che spesso copre ansie ed incertezze personali.
Un viaggio che inizia ogni giorno quando, entrando in classe, si abbandonano dietro la porta le difficoltà personali per essere completamente presenti a vivere quel momento unico e a volte magico dell'esperienza in comune che arricchisce indistintamente tutti.
In un convegno a Firenze, un grande pedagogista affermò che l'unica scuola di base che fa cultura è l'università. Ogni ordine e grado che precede tale scuola è deputata alla semplice trasmissione di nozioni, dati e meccanismi. Una tale visione sclerotica e degradante della realtà scolastica lascia turbati e pone seri interrogativi sul termine cultura.
Una scuola che riesce ad inserirsi in un contesto sociale ed arricchire la vita intellettuale di una comunità con finalità non avulse da necessità, non solo trasmette ma vivifica e qualifica il livello di vita.
Forse è necessario continuare, cominciare o ricominciare questo viaggio che ha tutto il sapore dell'avventura, non dell'improvvisazione.


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