LA RASSEGNA D'ISCHIA

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.... Incontri (Bargheer - Bettina - Bursche - De Libero - Maywald .....)
di Pietro Paolo Zivelli
Foto di Luigi Coppa - Giugno 1989

In libreria un volume di Pietro Paolo Zivelli su Forio vista attraverso gli occhi di quanti l'hanno scelta, vissuta e soprattutto amata.

di Carmine Negro

"Era bella Forio!" ci introduce subito nell'atmosfera difficile ma un po' magica della Forio "paleoturistica"; una Forio rischiarata di sera dalla luce fioca delle candele, di giorno da quella intensa che solo la superficie del mare sa rendere. Luce che rischiara "le strade polverose, le poche case, la fame", ma anche "gli scogli, le spiagge, i bambini pieni di desideri... i foriani con le carte geografiche addosso". E' questo lo scenario che attrae Eduardo Bargheer fin dal 1939; ed il rapporto del pittore con Forio, così come emerge dagli scritti, è un rapporto d'amore che non si spegne malgrado le difficoltà e le incomprensioni dell'ultima ora.
Fra i tanti momenti sapientemente tratteggiati due sembrano particolari ed indicativi. Il primo con Maria al bar Internazionale fatto di "risate fragorose e strani mugolii...", ma anche di "...strizzatine d'occhio, battute... il tutto condito con la salsa piccante dell'arguzia e dell'ironia che una lunga frequentazione tra i due aveva reso intelligente ed immediata, piacevole e 'spettacolo' ". Il secondo è una discussione di Bargheer con Pier Paolo Pasolini. L'Africa con il suo fascino misterioso ed esotico diventa "incontaminata e fiabesca nella narrazione del poeta, ingenua nei sorrisi del giovane Davoli, eccitante nei grandi occhi acquosi di Eduardo".
E sono ancora le immagini suggestive della "rocca tufacea di S. Angelo nei colori drammatici di una nascita, estrusa dal mare, che lotta per sopravvivere" o "la forza trachitica che sprigionano le rocce di Punta Caruso" a scandire le tappe dolorose di una vita fatta soprattutto di forzato distacco: Ernst Bursch. Ma il pittore trova che "... la simpatia tra quella natura di mare e rocce fa sì che anche le rocce si materializzino nei colori del mare", mare che nelle infinite sfumature ricorda l'Elba, il grande fiume che lo ha visto crescere, muovere i primi passi, comporre le prime suggestive macchie di colore.
Particolari i brani dedicati a Luigi Coppa, figlio di questa terra. La lunga conoscenza, la forte amicizia e soprattutto la stima hanno consentito di trasferire in parole il riverberare dei colori sulla trama porosa della carta frutto di lunghe e meticolose osservazioni oltre che di sofferti itinerari creativi. Luigi non è il pittore dell'Africa, ma di quelle "genti che hanno storicizzato l'immensità degli spazi in una filosofia di attesa e di speranza, di rassegnazione". Pregevoli alcune pagine in cui la tecnica, studio di materiali, ma anche di linee, volumi e colori, si fonde con la composizione fatta di analisi, di particolari isolati, esaminati e ricomposti in un tutto uno nel momento comunicativo.
Un altro pittore, foriano di adozione, è Aldo Pagliacci "trasgressivo nella vita di tutti i giorni come nel suo modo di intendere la pittura". Pittura spesso provocatoria e satirica dove "i suoi sogni, le sue utopie sotto forma di clowns, centauri, maschere che si muovono in una sorta di selvaggio carnevale, richiamano le disgrazie della vita, i sottesi conflitti sociali". Per questo egli immerge "angoli di Forio in apocalittiche luci-lampi, baluginii rossastri sotto un cielo denso fumo, squarciato dalla bianca testa di un demone: lotta di forze medianiche nel crogiuolo dell'universo".
Altre pagine sono dedicate dall'autore agli artisti isolani. Di Aniellantonio Mascolo ricorda che "la lettura dei suoi lavori è immediata, perché testimonia le occupazioni della gente dell'isola". Di Gabriele Mattera che nella spiaggia trova il momento denuncia ci fa rivedere quello che è il tema ricorrente della sua pittura: le bagnanti, "terribilmente sole, destinate a consumare gli ultimi momenti-anni di vita in un paesaggio di atarassia e di rarefazione". E troviamo ancora brani su Simon Bolivar, Michele Petroni, l'unico pittore naif di Ischia, Marianna Coppa che con una minuziosa ricerca realista riesce a cogliere il senso intimo delle cose.
Altri ricordi sono per i fotografi Bettina di Zurigo e Willy Maywald, il poeta Libero de Libero, il pittore Ottavio Pinna, del quale colpisce la grande solitudine: "ciascuno di noi rivolgendo la parola ad altri è a se stesso che parla".
L'ultimo ricordo è per Lucio Ranucci che arriva a Forio dopo sedici anni passati viaggiando attraverso il Costarica, Cuba, dove incontra Fidel Castro e Che Guevara, Nicaragua, Equador e altri paesi dell'America latina.
All'artista la pittura interessa per la sua incidenza sui fenomeni sociali e politici. La pittura, infatti, pur avendo perso lo scopo di documentazione, che aveva un tempo, perché soppiantata da strumenti più dinamici ed immediati, rimane, oltre che fatto artistico, dirompente messaggio sociale.

Questo volume, pur raccogliendo scritti pubblicati in tempi diversi, riesce a mantenere una forte unità di fondo.
Alla prosa, essenziale ma di forte effetto, non fa difetto una rigorosa ricercatezza semantica.
L'autore, con la discrezione che lo contraddistingue ed una grossa sensibilità, fa emergere l'esperienza dei propri personaggi fatta di acuta osservazione della realtà ma anche di studio. Osservazione e studio che consentono di travasare questo bagaglio di conoscenze in opere capaci di sfidare le angustie del tempo. E Zivelli, da vero ermeneuta, ci aiuta a decifrarli, a dipanare i tempi essenziali dai corollari.
Ne emerge Forio, palcoscenico naturale, con i suoi vicoli scoscesi, la natura lussureggiante, il mare incantatore che stimola i suoi ospiti, li aiuta nel proprio percorso creativo.
La composizione grafica, curata da Luigi Coppa, è superba ed austera. E le fotografie, stupendi bianco e nero, diventando un tutt'uno col testo permettono al lettore di intrattenersi in un rapporto intimo e familiare coi i vari personaggi.
Siamo grati per questa opera che ci regala una testimonianza di quell'humus culturale che ha pervaso la vita foriana e che sta lentamente scomparendo.
Grati perché ci fa rivivere, ancora una volta, quelle atmosfere magiche che hanno segnato il tempo e fatto sognare una generazione.

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