LA RASSEGNA D'ISCHIA

Battistello Caracciolo
e il primo naturalismo a Napoli


Le mostre | Caravaggio e Napoli | B. Caracciolo | Il primo naturalismo a Napoli


di Carmine Negro

Le mostre (novembre 1991/gennaio 1992)
Sulla collina più alta della città, nei superbi spazi secenteschi di Castel S. Elmo, la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli ha organizzato due grosse e interessanti mostre. Il tentativo, ci ricorda Nicola Spinosa, è quello di riproporre di Napoli una immagine meno effimera e dequalificata, di concorrere a tracciare programmi e ad indicare obiettivi meno futili e precari di quelli oggi imposti o suggeriti al di là dello sforzo scientifico e ricognitivo di volta in volta prodotto, al di là della capacità di garantire una migliore tutela del patrimonio, al di là dello stesso successo di critica e di pubblico per ogni singolo evento.

La mostra "Battistello Caracciolo e il primo Naturalismo " si inserisce in quel programma che ha già prodotto mostre sull'arte del passato come quella sul Sei-Settecento, sulla pittura da Caravaggio a Giordano, sulla pittura della veduta o sugli argenti e porcellane; mostre che oltre a Napoli sono state presentate in tantissime altre città, da Londra a Parigi, da Madrid a Edimburgo, da New York a Chicago, da Washington a Rio de Janeiro. Il programma, avviato e progettato dallo scomparso Raffaele Causa, prevede per il futuro altre tappe su Jusepe de Ribera, Francesco Solimena, la civiltà del Quattrocento, il troppo mitizzato ma sconosciuto e mal noto Ottocento.
Ospitata nel carcere basso, la mostra su Battistello e il primo naturalismo a Napoli, curata da Ferdinando Bologna, presenta più di 150 opere. Appare come il tentativo di delineare un profilo quanto più aperto e comprensivo possibile di un periodo artistico che va dall'originale momento caravaggesco, relativo all'opera del Caracciolo a partire dal 1607/1610, agli apporti, ribereschi e fiamminghi, della seconda metà del secondo decennio, fino alla prima attività di Andrea Vaccaro e Massimo Stanzione.
La Napoli del Seicento, grande città europea e mediterranea che, pur nel succedersi di drammatici contrasti e conflitti sociali, pur nel persistere di miserie incredibili e soprusi insopportabili, pur tra calamità naturali e sospettabili eventi miracolistici e soprannaturali, seppe nella produzione artistica vincere le manchevolezze del versante politico ed economico, sconfiggere con la luce le ombre, dar vita ad una delle stagioni più straordinarie e felici che le diedero un'ampiezza cosmopolita e internazionale.

La seconda mostra - Fuori dall'ombra: Nuove tendenze nelle arti a Napoli dasl '45 al '65 - ospitata nel carcere alto non ha avuto sugli organi di stampa lo spazio che meritava; eppure è il primo serio tentativo di non considerare chiuso il discorso a Napoli nel campo delle arti e della produzione culturale dopo il 1860-70, cioè dopo che la città dal ruolo prestigioso di capitale europea fu retrocessa a quello marginale di popoloso capoluogo di provincia sconvolto da immense e insuperabili questioni politiche sociali ed economiche.
E' il tentativo di verifica se all'immagine spettacolare del Vesuvio eruttante, una volta simbolo di una realtà prospera e felice e poi emblema convenzionale ed immagine falsa della città, si potesse contrapporre una cultura fatta di personalità e momenti di vita artistica non marginali e periferici.
La mostra Fuori dall'ombra è il tentativo quindi di tirarsi fuori da quell'immagine oleografica sempre più cupa e soffocante del Vulcano per proporre nuovi percorsi di prospettiva europea, per salvaguardare quanto di valido e producente è stato trasmesso dalla più fortunata tradizione passata.
L'esposizione, che ha come sottotitolo Nuove tendenze delle arti a Napoli dal '45 al '65, intende tracciare con vigore ed ampiezza di materiale documentario, le dinamiche della vita culturale napoletana negli anni del dopoguerra e della ricostruzione, e come si sia venuto formando in un'area di artisti e intellettuali sensibili alle novità che emergevano nel'arte italiana e straniera, una nuova e più avvertita coscienza dell'insufficienza dei tradizionali mezzi espressivi.
Tre le sezioni su cui si articola la mostra:
1) Gli anni della ricostruzione e le polemiche tra astrattisti e realisti (1945-1955) a cura di Mariantonietta Picone.
2) Dal naturalismo all'informale e alle soglie dello sperimentalismo oggettuale (1955-1965) di Angela Tecce.
3) Architettura e urbanistica, dai piani della ricostruzione postbellica al piano regolatore del 1972, di Pasquale e Belfiore.
Le due mostre sono il simbolo della città che non vuole soggiacere al peso delle difficoltà e lo fa in un modo ammirevole. Le stanze spesso vuote, ma ricche di queste grandi testimonianze del passato più o meno recente, sono un segnale poco incoraggiante.

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