LA RASSEGNA D'ISCHIA

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Venezia - Palazzo Grassi (marzo/dicembre 1991)
I CELTI - LA PRIMA EUROPA
Una mostra di grande respiro internazionale: 2200 opere provenienti da oltre 200 Musei di 24 Paesi

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Un popolo lontano e sconosciuto | L'ampiezza del fenomeno celtico | I Celti in Italia | L'arte celtica |
I Celti nei Balcani | Le città celtiche | I Celti delle isole


di Carmine Negro

Un popolo lontano e quindi poco conosciuto (Tito Livio)
Un guerriero rappresentato nell'ultimo istante di resistenza al dolore reso in un atteggiamento di fierezza e alterigia rappresenta il primo contatto del visitatore con il mondo dei Celti, chiamati anche Galli o Galati. La disposizione della ferita in un punto mortale sottolinea la inutilità della resistenza, mentre il corno spezzato denunzia l'impossibilità di richiamare i compagni. Il Galato morente dei Musei Capitolini, opera insigne per il livello descrittivo e simbolico, attraverso la narrazione scultorea sembra concretizzare i racconti degli storici: "neppure a quelli che erano feriti, ai quali rimaneva il respiro, si calmava il furore... né coloro che erano feriti dalle spade e dalle lance.... deponevano la rabbia finché restava loro un momento di vita....."
All'inizio del IV secolo un forte esercito attraversò le Alpi, conquistò l'Etruria padana e si spinse fino a Roma. La battaglia dell'Allia (390 a. C. circa), un piccolo affluente del Tevere, a soli 16 km da Roma, segnò un giorno nefasto nella storia dell'Urbe. Le sue milizie furono completamente disfatte e la sua salvezza si deve ad un manipolo di giovani animosi che si chiusero nella fortezza sul Campidoglio. Gli invasori dopo aver saccheggiato ed incendiato la città, assediarono ripetutamente la rocca, ma gli assalti vennero respinti uno dopo l'altro. L'imprendibilità della rocca, l'esposizione al pericolo di essere attaccati alle spalle, la distruzione della città che li aveva privati di ogni riparo contro i calori dell'estate e la febbre malarica li indusse poi a togliere l'assedio barattandolo con un mucchio d'oro.
La brutale invasione suscitò grande impressione nel mondo mediterraneo. Plutarco riferisce quanto fu annotato dal filosofo Eraclito da Ponto: "Giunse dall'Occidente la notizia che un'armata, venuta dagli Iperborei, aveva conquistato una città greca chiamata Roma che si trovava laggiù, vicino al Grande Mare".
In modo simile, un secolo più tardi, un'armata celtica penetrò fino alle porte del santuario di Delfi in Grecia. Le fonti dicono che il santuario fu salvato all'ultimo momento dall'intervento di Apollo, ma l'idea del saccheggio profanatore rimase uno dei luoghi comuni dell'antichità.
Un'altra ondata migratoria si spinse in Asia Minore, invase l'Anatolia e si stabilì su un altopiano che da allora prenderà il nome di Galazia.
"Fu così che dopo i Giganti mitologici, le Amazzoni delle steppe e i Persiani, i Celti divennero il simbolo della barbarie violenta e disordinata, la minaccia del mondo civilizzato, quello delle città mediterranee. Sconfitti come quei predecessori, si ritrovarono al loro fianco nei monumenti eretti dai sovrani vittoriosi di Pergamo all'inizio del II sec. a. C.; e la "galatomachia", il combattimento contro i guerrieri gallici, fece a quell'epoca la sua comparsa sui sarcofaghi etruschi, insieme agli altri temi simboleggianti la vittoria degli uomini, appoggiati dagli dei, sulle forze tenebrose e incontrollate della natura" (1).
Quest'immagine dei Celti, se riuscì a giustificare l'appropriazione dei territori da parte dei Romani, segnò duramente gli studi su questa civiltà, condizionando per quasi due millenni intere generazioni di studiosi. E in più le tracce di abitati, le sepolture, i luoghi di culto sembravano dar ragione alle testimonianze degli antichi, specie se paragonati ai monumenti lasciati dai Greci e dai Romani. L'originalità formale attribuita ad alcune opere veniva considerata più come incapacità di riprodurre modelli che come significativa forma d'arte. Le scoperte archeologiche hanno messo in nuova luce questa civiltà che appare oggi sotto molti aspetti originale e ricca.